Quotazioni dell’euro e del petrolio in discesa. Un inatteso aiuto all’economia.

di admin
Se dovessimo valutare le attuali quotazioni del petrolio in sede mondiale, non dovremmo del tutto rallegrarci, perché minore richiesta di tale prodotto energetico può significare stasi dell'economia globale e, di conseguenza, anche minori possibilità di esportazioni da parte del nostro Paese. Per il quale, al contrario, l'export costituisce un grande sbocco per la nostra produzione…

Un’ulteriore conseguenza del calo della quotazione del petrolio, a nostro danno, potrebbe derivare, nel lungo termine, da possibili minori acquisti sul nostro mercato da parte dei Paesi produttori d’oro nero, in seguito alle ridotte entrate, che essi, date le basse quotazioni del loro prodotto a livello mondiale, stanno accusando. Ma, dobbiamo anche guardare al nostro Paese in termini positivi, il quale – anche se tale considerazione vale per ogni economia – ha da sempre assoluta necessità di pagare il meno possibile i prodotti energetici e, nel caso, il petrolio (e la benzina), che, attualmente, ha una quotazione oggi ridotta a circa 75$ al barile per l’oro nero americano (WTI) e a circa 77$, per l’oro nero nordeuropeo (Brent).
Quanto all’euro, questo vede ridotta la sua forza a circa 1,25$ (per €), rispetto ad una quotazione di 1,39 dello scorso maggio e di 1,33 del luglio 2014. Che tale evento si sia verificato in previsione di possibili interventi della BCE, è cosa certamente possibile e corrispondente a quanto, da tempo, si voleva avvenisse, ma, ciò che conta, al momento, per l’Italia, è che l’euro ha ridimensionato il suo corso e che i nostri prodotti all’estero costano meno, ravvivando le tendenze all’acquisto degli stessi e, quindi, il nostro export. Non possiamo nasconderci, tuttavia, e non è una novità, che i nostri acquisti oltreconfine – dobbiamo pure comprare materie prime, se vogliamo produrre – con un euro basso, ci costeranno di più. Riassumendo: diminuito fortemente il prezzo del greggio – fatto né richiesto, né concessoci – con conseguenti nostri minori costi di gestione, per quanto riguarda il consumo dello stesso, e ridottasi la forza dell’euro, fatto che favorisce le nostre esportazioni, dovremmo dirci, anche se non del tutto, soddisfatti d’avere finalmente ottenuto, almeno in parte, quanto si chiedeva in materia di moneta unica, sperando che qualcosa si muova ulteriormente, mentre l’economia ha ora maggiore spazio di respiro. E’ questa una realtà, che tocca positivamente la produzione, la quale, tuttavia, per trovare lo slancio necessario a risollevare l’economia stessa e, di conseguenza, il tessuto sociale del nostro Paese, ha bisogno di un’urgente e drastica riduzione dell’imposizione fiscale, della definitiva realizzazione di riforme e del sostanziale alleggerimento della burocrazia. Questo perché non basta produrre qualità – che è fattore importantissimo, che, del resto, l’impresa italiana sa realizzare, con alto riconoscimento internazionale – ma occorre anche venderla, attirando l’attenzione sulla stessa, con prezzi graditi ai mercati, sui quali vince chi ha appunto il prezzo migliore, il quale, nell’ amministrazione di un’azienda, deve inglobare, purtroppo, anche le imposte pagate. Comunque, delle due riduzioni, sulle quali ci siamo brevemente intrattenuti, molto si è sentito parlare e dibattere, in particolare, relativamente all’euro, quando esse ancora non c’erano, mentre, oggi, che sono reali, non sembrano essere che all’attenzione degli addetti ai lavori. Ci auguriamo che le stesse ci siano di aiuto, soprattutto per creare al più presto lavoro, per chi non lo ha.
P.B.

Condividi ora!