Banca Etica in audizione alla Camera dei Deputati per la Riforma del Terzo Settore Il presidente Ugo Biggeri illustrerà 3 proposte per moltiplicare le risorse per il terzo settore grazie alla finanza etica

di admin
Il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, sarà ascoltato oggi dalla commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nell'ambito delle audizioni per la legge di riforma del Terzo Settore. Banca Etica è la prima - e tutt'ora l'unica - banca italiana interamente dedita alla finanza etica. E' nata 15 anni fa su impulso delle principali…

Banca Etica ha partecipato alla consultazione voluta dal Governo sulla riforma del terzo settore (Linee guida per la riforma del terzo settore) con proposte specifiche relative al ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno delle realtà del terzo settore e dell’economia sociale. Un ruolo particolarmente strategico in questa fase di contrazione delle risorse pubbliche, perché la finanza al servizio delle imprese sociali consente di veicolare il risparmio dei privati verso lo sviluppo di un’economia sostenibile e verso le iniziative economiche ad alto impatto sociale (c.d. impact investing). Lo dimostrano 40 anni di Finanza Etica in Europa e 15 in Italia.

Il presidente Biggeri esporrà ai deputati alcune proposte di modifica alle normative nazionali e internazionali ritenute necessarie per far crescere le esperienze positive di finanza al servizio del bene comune:

Definiamo cosa è finanza etica – Nelle linee guida per la riforma del Terzo Settore si parlava di “finanza etica” in più punti; nel disegno di legge invece è scomparso ogni riferimento alla finanza etica. Banca Etica auspica che il concetto di finanza etica possa essere reintrodotto nel testo, accompagnato da una coraggiosa definizione di cosa si intende per finanza etica che prevenga l’annacquamento dell’idea di cambiamento che, tramite un uso diverso del denaro, decine di migliaia di cittadini chiedono. L’esigenza di ricreare un clima di fiducia nei confronti della finanza – percepita come fattore scatenante della crisi – ha portato alla proliferazione di prodotti finanziari che si auto-definiscono “etici”. Al fine di creare norme capaci di stimolare la finanza realmente al servizio del bene comune e dell’interesse generale, è necessario definire chiaramente le caratteristiche della finanza etica: sia in relazione al tipo di imprese e organizzazioni che essa finanzia (che lavorino effettivamente nell’interesse della collettività con particolare attenzione alle categorie più fragili e all’ambiente) sia in relazione alle modalità di governance che devono essere improntate alla trasparenza e alla partecipazione delle comunità.

Incentivi fiscali e riduzione delle barriere agli investimenti nel Terzo Settore. Banca Etica apprezza le misure del ddl che prevedono un regime fiscale incentivante per i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo (sull’esempio dei TREM bond Italiani o della normativa francese) e agevolazioni all’investimento diretto nel capitale delle imprese sociali. Occorre però – di concerto con il ministero dell’Economia – rivedere le attuali norme internazionali che penalizzano chi investe sul sociale: in particolare gli Accordi di Basilea 2 e 3 che penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale. I finanziamenti agli enti del Terzo Settore sono tutt’ora considerati tra i più rischiosi (addirittura più dei derivati) nonostante i dati – inclusi quelli relativi ai prestiti erogati in 15 anni da Banca Etica – abbiano dimostrato chiaramente che gli enti non profit sono più affidabili nella restituzione dei crediti, con tassi di sofferenza inferiori alla media del sistema. Banca Etica chiede in particolare che sia introdotto anche per le realtà dell’economia sociale il così detto PMI Supporting Factor che mira a favorire l’erogazione di credito a favore delle PMI.

Le norme sulle banche, infine, dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito: oggi si applicano le stesse regole a realtà profondamente diverse come sono da una parte le grandi banche d’affari speculative e dall’altra le piccole banche eticamente orientate, o quelle cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale e orientamento al finanziamento delle PMI. Le piccole banche cooperative sui territori hanno continuato a sostenere l’economia reale esercitando un’importante funzione anticiclica e non possono essere gravate dagli stessi costosi adempimenti normativi imposti alle grandi banche d’affari che hanno dato origine alla crisi.

Semplificazione burocratica. Banca Etica auspica anche una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione – che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale. La semplificazione sarebbe senz’altro possibile quando le cifre investite sono contenute (ad esempio entro i 5mila euro).

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