Novità in apicoltura: studio sull’uovo dell’ape. Ne spiega ogni particolare Nicola Pietropoli, Valeggio sul Mincio.

di admin
Non è detto che la ricerca scientifica e lo studio di particolari settori di quanto ci circonda, si realizzino o debbano realizzarsi solo fra le mura universitarie o in forniti laboratori scientifici. Anche in una modesta abitazione, in uno studiolo o in un ambiente rurale, la ricerca può fare ottime radici e condurre a risultati…

Quanto sopra a cura di Nicola Pietropoli, Valeggio sul Mincio, certamente dedicatosi allo studio del mondo delle api, seguendo la scia culturale, tracciata dal padre Michele, per il quale, il vero sapere, essendo egli agricoltore, si trae dall’osservazione continua e pignola, in tutti i suoi aspetti, di ciò che si vuole studiare. A tale scopo, buona volontà, insistenza e tenacia sono essenziali. Nel settore delle api, Nicola lavora da anni ed è un vero e proprio etologo, ossia, studioso attento del comportamento dell’apis mellifera, sino ad andare a spiare da vicino, nell’alveare, come è fatto l’uovo d’ape e cosa succede, quando ne nasce la larvetta… Il tutto, ovviamente, scattando fotografie quasi parlanti e al completo riprodotte nella citata Rivista specializzata, dagli articoli di massimo interesse, perché descrittivi di esperienze, derivanti direttamente dal contatto diretto con il mondo dell’apis mellifera.
Pietropoli ha rilevato: – come l’uovo, a forma oblunga, appena deposto, si trovi in posizione perpendicolare alla base della celletta esagonale; – come lo stesso, nel corso di tre giorni, prenda una posizione quasi orizzontale, prima della schiusa; – come, in base a quanto sopra evidenziato, si possa stabilire approssimativamente l’età dell’uovo stesso; – come l’uovo, una volta nella celletta, rimanga fortemente legato alla cera in essa presente; – come lo stesso misuri 1,5mm x 0,3o-0,38mm; – come la schiusa avvenga a tre giorni dalla deposizione; – come il guscio (o parete esterna cellulare) si assottigli e si degradi, diventando traslucido e venga assorbito, nonché probabilmente, in parte divorato dalla larva; – come, in laboratorio, l’uscita della larva, che si muove in su e in giù, quasi scuotendosi di dosso il guscio, duri circa 30 minuti, in laboratorio, e, forse meno, in condizioni ottimali; – come la larva, uscita e diventata lucida, lentamente si pieghi, appoggiando le sue due estremità sulla base della celletta, e, in fine – come la larva, liberatasi dall’involucro, venga avvolta in pappa reale da parte di api consorelle, pappa di cui la larva stessa si nutrirà nei primi tre giorni di vita.
Siamo dinanzi ad una eccezionale, straordinaria, particolareggiata e documentata descrizione di un processo verso la vita, che Madre Natura, nella sua potenziale ed indescrivibile molteplicità d’azione, non solo ci propone, ma anche ci offre, sia per alimentare lo sciame con un nuovo e laborioso individuo, sia per darci pure il biondo miele… E non va dimenticata l’importanza essenziale dell’ape in fatto d’impollinazione… Allo studioso e ricercatore Pietropoli, quindi, un grande plauso – Nicola sta studiando anche il parassita Varroa destructor, che aggrappandosi al corpo delle api, ne succhia l’emolinfa, distruggendole, con pesanti danni al settore – per il suo impegno e per il suo contributo alla migliore evoluzione dell’apicoltura. Che è pure un importante componente dell’agroalimentare.

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