Gustare il vino nel territorio che lo produce. Iniziativa di Paolo Menapace, presidente dell’Associazione Strada del Vino di Soave.

di admin
Personaggio di grande modestia, ma, di grande sapere è Paolo Menapace, in fatto di vite, di vino e di terroir, così come si dice oggi, per essere moderni, ossia, di quell’insieme di fattori, che vanno dall’essenza del suolo al clima (temperature e piovosità) di una determinata zona, che, nel nostro caso, è Soave con le…

In tale quadro, quasi esclusivamente ideale, se si vuole, ma vivo nei fatti, un’ulteriore promozione vinicola e territoriale mette in atto la Strada del Vino di Soave, associazione@stradadelvinosoave.com, attraverso l’istituto – senza alcun impegno giuridico! – dell’adozione. Ossia: l’appassionato concorda con l’amministrazione della Strada del Vino la cessione, definiamola ‘virtuale’ o ‘simulata’, a se stesso e per un anno, di una cinquantina di viti di “gargànega”, facenti parte del vitato di una determinata azienda agricola del Soavese. L’interessato viene costantemente informato dall’Associazione Strada del Vino sul processo di coltivazione di tali cinquanta viti e sul naturale divenire dell’uva, sino a giungere alla sua vinificazione, mentre lo stesso è invitato a visitare, di tanto in tanto, le viti a lui assegnate ed, in fine, ad eseguirne, ove egli lo creda, la vendemmia. Terminata la vinificazione, l’adottante si vedrà consegnare dodici bottiglie di ottimo Soave, bottiglie caratterizzate da un’etichetta personalizzata, portante tanto di nome e cognome, nonché un motto, riferito al vino, dettato dall’adottante stesso. La scelta dell’Azienda agricola che pone a disposizione le viti, che produce il vino e che lo confeziona, come sopra indicato, è compito della Strada del Vino. Per l’annata 2013, è stata scelta l’Azienda ‘I Stefanini’ di Monteforte d’Alpone, che ha fornito il succo d’uva delle viti del monte Tenda, caratterizzato da terreno esclusivamente vulcanico, derivante dall’antichissimo vulcano del monte Calvarina, per cui il vino che ne deriva presenta sentori minerali, fruttati ed eleganti, corpo pieno e vellutato, nonché giusto equilibrio tra freschezza, sapidità e morbidezza.
E’ chiaro che chi s’impegna in tal senso, oltre che amare il buon vino, deve sentirsi attratto dalla straordinaria bellezza della natura, ma è altrettanto vero che l’iniziativa del presidente Menapace è più che accorta e mirata a portare il cittadino nella serenità del paesaggio, lasciando il grigio del cemento, per fargli conoscere ed apprezzare la straordinarietà di quanto di buono, e de visu, di bello e di romantico sa proporre la campagna – lavorata dalle pazienti mani dell’agricoltore – che è vita. Vita per gli alimenti che essa offre, ma anche per le opportunità di lavoro e di ricchezza, che da essa derivano, questa volta, anche attraverso l’adozione di viti…

Condividi ora!