SCIOPERO DELLA RISTORAZIONE E DEL TURISMO CON MANIFESTAZIONE REGIONALE ALL’AEROPORTO MARCO POLO.

di admin
LA PROTESTA SI INTERSECA CON LO SCIOPERO MONDIALE DEI LAVORATORI DEI FAST FOOD CHE PARTE OGGI DALLA CALIFORNIA PER ALLARGARSI A 33 PAESI DEL MONDO E POI CONCLUDERSI DOMANI CON LE FERMATE DEL LAVORO IN NUOVA ZELANDA ED IN ITALIA, DUE PAESI SIMILI NELLA FORMA E SITUATI AGLI ANTIPODI, SIGNIFICATIVAMENTE CONGIUNGIBILI SOLO CON UNA LINEA…

Si annuncia nutrita la partecipazione alla manifestazione regionale all’ interno dell’ aeroporto di Venezia organizzata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl; Uiltucs Uil in occasione dello sciopero dei lavoratori dei pubblici esercizi aderenti a Confcommercio, delle agenzie di viaggio aderenti a Fiavet, degli alberghi e dei tour operator aderenti a Confindustria oltre che a Confesercenti.
La protesta riguarda la tenuta stessa del contratto nazionale messo pesantemente in discussione (fino alla disdetta e frammentazione in accordi con sigle di comodo) da un gruppo di associazioni datoriali in sede di rinnovo del contratto del turismo, siglato infine solo per una parte del settore.
L’intento di abbassare le condizioni del lavoro in un comparto connotato da una crescente precarietà e da un altissimo ricorso al part time nelle forme più spinte e disparate è evidente anche nelle richieste esplicitate da alcune associazioni che vorrebbero abolire gli scatti, la quattordicesima e la tutela della malattia, mentre le esternalizzazioni e gli appalti privi di regole e controlli rischiano di diventare il luogo della totale disgregazione del lavoro.
Questo ed altro racconteranno davanti all’ ingresso dello scalo veneziano i lavoratori provenienti da tutto il veneto che durante il presidio (dalle 10 alle 12) distribuiranno volantini in più lingue ai viaggiatori in arrivo ed in partenza.

IN QUEST’AMBITO RISUONERANNO ANCHE GLI ECHI DELLA PROTESTA MONDIALE DEI LAVORATORI DEI FAST FOOD (#FASTFOODGLOBAL) CONTRO I BASSI SALARI che si tiene oggi (giovedì) in 33 paesi e si conclude domani con le azioni di protesta in Italia ed in Nuova Zelanda. La mobilitazione (la prima in assoluto con caratteristiche planetarie) è stata decisa dal primo meeting internazionale organizzato a maggio a New York dallo Iuf, – International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Associationism – al quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali dei lavoratori dei fast food di tutto il mondo.
“In Italia le condizioni di lavoro all’interno dei fast food non sono buone e non esiste contrattazione integrativa”, ha detto nel presentare l’evento Cristian Sesena della Filcams Cgil Nazionale.
“Già da un paio di anni, in contrapposizione a quanto pubblicizzato da molti famosi marchi internazionali, – aggiunge – come sindacato abbiamo avviato un percorso per cercare di mettere in risalto la reale situazione dei lavoratori, per la maggior parte giovani, a part time obbligatorio, con una paga minima oraria inferiore agli 8 euro lordi”.
Non va meglio negli USA dove la retribuzione è di 7,5 dollari l’ora (e si combatte per ottenere una paga oraria di 15 dollari) o in Inghilterra dove si assume con contratti a zero ore lavorando solo a chiamata, per non parlare del resto del mondo dove non si può nemmeno protestare.

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