Riceviamo e pubblichiamo volentieri una mail di un lettore sul tema che nel Veneto è in discussione

di admin
L’Italia unita e rinnovata, no alla divisione!

Sento da qualche tempo parlare di referendum per chiedere ai Veneti se vogliano o no l’indipendenza del Veneto che dovrebbe diventare una Repubblica autonoma. Ora è facile in un momento storico in cui l’Italia è in difficoltà mettere l’accento sugli aspetti economici e finanziari e incitare la gente a farsela da soli dimenticando i legami e le interessenze che hanno legato l’Italia nei circa 150 anni dalla formazione dello Stato unitario ad opera dell’ex monarchia Savoia. I temi economici in congiuntura di crisi possono istigare elementi facinorosi o d’altro canto provocare una sorta di reazione di impotenza. Insomma da una parte il popolo dei cosiddetti forconi, dall’altra i suicidi. Già questo tema dovrebbe far indurre assoluta moderazione per affrontare questi temi che dividono l’Italia dei ricchi da quella dei poveri. La storia poi non assolve il popolo veneto che con un plebiscito, più o meno pilotato, ma convinto, aderì al nuovo Stato italiano nascente. La Grande Guerra poi che attraversò in lungo ed in largo i territori veneti che all’epoca facevano da confine con l’Austria riunì e consolidò l’appartenenza al nuovo Stato sabaudo con centinaia e migliaia di morti raccolti in vari ossari spersi sul territorio del Veneto. Ora si potrà obiettare che la guerra di conquista dei Savoia, in un’ ottica di imperialismo dominante, fu dettata da considerazioni forse oggi non condivisibili, ma la riunione delle genti italiche fu per tutto l’800 un summa dei patrioti e degli artisti italiani. Ora tornare a dividere quanto costruito mi pare assurdo, per quattro pani e due pesci o due soldi? A me pare assurdo! La storia d’Italia, che come soggetto politico non conta nel panorama mondiale da qualche secolo a causa della sua pochezza come Stato, essendo divisa e bellicosa dalla caduta dell’impero romano in poi, ha dimostrato che dividere le genti italiche impedisce loro di avere un ruolo internazionale. Non di meno le difficoltà sociali prima e dopo la Grande Guerra hanno creato situazioni di forte conflitto all’interno del nostro Paese. Se lo stesso Gramsci diceva nel 1920 che lo Stato Italiano era una sorte di feroce dittatura che si scagliò contro il sud possiamo ben comprendere come ad oggi non siano sopite rivendicazioni e rivisitazioni storiche. Eppure dobbiamo andare avanti, veder il mondo nella sua globalità, superare le angherie storiche che non fanno altro che scatenare altre guerre. Dividere l’Italia in piccole realtà vuol dire poi portare le regioni a nullità politiche nello scenario globale dove colossi come la Cina si propongono di conquistare economicamente il mondo. Credo che debba invece essere perseguita , sempre e comunque la strada della ricerca dell’armonia e delle riforme. In Italia c’è bisogno di non disperarsi che il tal governo o la tal’altra forza politica non sia capace di fare quello che promette è quasi normale. La democrazia è una conquista continua, passo dopo passo difficoltà dopo difficoltà. Queste aspirazioni di indipendenza poi non impediranno la nascita di fratture e di gelosie che si ripresenteranno in forma più contenuta per lo scenario mondiale, ma sempre dirompenti a livello locale. Potrei capire se questa fosse una forma di pressione verso il malgoverno centrale per ottenere le agognate riforme rispetto alla Prima Repubblica ed il rispetto dei molteplici bisogni cittadini e dei voti loro democraticamente espressi che sono contraddittori a volte ma che in generale sono poco ascoltati, ma non credo che il dividersi sia la soluzione. Quindi parteggiate per il no all’indipendenza!

Arturo Benevogli

Commento del direttore
Ringraziamo del commento il nostro lettore, invitiamo altri a farsi avanti per esprimere le proprie opinioni in questa come in altre materie, noi le pubblicheremo come al solito se non lesive. Nel merito credo che il tema sia scottante, e credo che se il Governo centrale romano, e l’Europa nella quale tutti crediamo non si muoveranno, e, per parte nostra, noi cittadini non ci impegneremo i tempi prossimi potranno farsi più foschi. Dobbiamo in tutti i modi far crescere le vere riforme che diano a noi cittadini diritto di voto diretto o il referendum propositivo su tutte le materie che toccano la vita degli italiani, compresi quindi trattati internazionali e tasse, altrimenti non saremo mai cittadini di serie A ma solo sudditi, ed i sudditi si sa prima o poi si stancano. Lavoriamo quindi tutti per le riforme e questi fuocherelli si spegneranno da soli.
MZ

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