DIFESA IDRAULICA. CONSEGNATI I LAVORI DEL BACINO DI CALDOGNO. MA PER REALIZZARE OPERA PUBBLICA CI VOGLIONO ALMENO 5 ANNI

di admin
Dopo la grande alluvione di Ognissanti, l’arrivo della stagione inclemente crea preoccupazione ogni qualvolta le previsioni meteo annunciano per il Veneto possibili piogge intense, soprattutto nelle zone percepite a rischio.

“E’ una preoccupazione legittima, che è anche mia – sottolinea il presidente del Veneto Luca Zaia –perché la concentrazione delle precipitazioni nel tempo e nei luoghi, verificatasi specialmente negli ultimi anni, evidenzia l’insufficienza del sistema di difesa idraulica del territorio regionale di fronte a possibili eventi estremi”.
“La giornata dedicata a San Martino, tradizionale giornata del ringraziamento per i doni recati dalla terra, va colta anche come occasione – aggiunge Zaia – per ribadire l’esigenza di mettere in sicurezza il Veneto al più alto grado possibile, con la consapevolezza che non ci si può affidare né al caso ne alle statistiche storiche per garantire la nostra comunità e assicurarle il futuro per molti decenni. Dall’autunno del 2010 abbiamo ripristinato e rinforzato le opere di difesa danneggiate, ma da un’ottantina d’anni non vengono realizzati interventi strategici di protezione e prevenzione, l’ultimo dei quali è stato l’utilissimo bacino di laminazione di Montebello, negli anni ’30 del secolo scorso”.
“Proprio questi interventi sono e devono essere l’obiettivo strategico dei prossimi anni, per il Veneto e per l’intero Paese, rispetto al quale tutti devono essere consapevoli che passare dalle parole ai fatti non è né semplice né rapido. Servono tantissime risorse: al veneto servirebbero almeno altri 2,3 miliardi di euro oltre ai 400 milioni che abbiamo già messo in preventivo e in parte speso, mentre i tempi di realizzazione di opere pubbliche di questo genere non possono brevi. Per quanto riguarda le risorse finanziarie, le chiedo allo Stato: i veneti ne hanno diritto, dal momento che lasciano ogni anno a Roma circa 21 miliardi di euro di tasse che vengono spesi altrove e sostanzialmente per tappare buchi altrui e compensarne la prodigalità. Per quanto riguarda i tempi, sarebbe utile rivedere le procedure in questo settore, dove ci sono attualmente passaggi obbligati che comportano come minimo circa 5 anni tra l’affidamento del progetto preliminare e la conclusione dell’opera, salvo contenzioni giurisdizionali di vario genere sempre dietro l’angolo. Quanti lamentano che in tre anni non ne siano state realizzate o non sanno di cosa parlano o sono in malafede”.

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