Dialetto, tradizioni, storia ed agricoltura a Concamarise, Verona. Un grande incontro, organizzato dal museo “La Casa contadina”, dalla locale Pro Loco e dal Consorzio di Bonifica veronese.

di admin
Sembra un caso particolare, ma, se l’incontro, tenutosi a Concamarise il 21 settembre scorso, era dedicato alla “Poesia dialettale del Triveneto”, accanto all’ampio capannone che ospitava la culturale riunione, un esteso prato, dal manto verdissimo, reso ancora più lucente dal sole, era motivo fortemente ispiratore di versi, dedicati alla campagna ed alle sue tradizioni…

E, del resto, buona parte delle poesie premiate – alla direzione del concorso erano giunte un centinaio di composizioni – avevano contenuti ed espressioni dialettali, che la campagna del passato, la vita di campagna di tutto il Veneto, ha costruito e creato nei secoli, attraverso generazioni… Ovviamente, non sono mancati componimenti, dai titoli più diversi e d’alto pregio, compresi quelli dettati dalla brutalità della guerra, e, talvolta, commoventi. Un’iniziativa, quella di Adriana Caliari – anche creatrice, nel 2008, e custode del “Museo della Casa contadina” a Concamarise – che ha portato sull’altare della cultura i dialetti, nostre madrelingue, la storia dell’uomo e le tradizioni del Veneto, nella loro molteplicità. Un complesso di elementi, che sono tornati graditissimi al folto pubblico presente, avendo esso confermato, con i suoi applausi, come la gente d’oggi senta il bisogno di qualcosa che la conduca fuori dal materiale d’ogni giorno, per introdursi in un immateriale e bello, atto a sollevare e ridare vita allo spirito. Uno spirito, che ha potuto godere anche di canzoni popolari d’un tempo, saggiamente accompagnate da eccellente musica di fisarmonica e dalla ballata d’un pur breve ed improvvisato walzer a due, sulla straordinaria aria dell’ “An der schönen blauen Donau”, sul bel Danubio blu, di Johann Strauss II.
L’incontro è stato aperto da Giuseppe Vaccari, studioso-ricercatore in materia di dialetti veneti, che ha voluto farne brevemente la storia, senza dimenticare quella Venezia, che ha trasferito molto del suo linguaggio alle nostrane parlate, fortunatamente ancora sulle nostre labbra. Vaccari si è soffermato giustamente anche sulla derivazione dall’antico latino degli attuali dialetti, i quali, nel tempo hanno assunto, nel loro tessuto, anche prestiti o vocaboli diversi, dovuti a influssi o a presenze straniere nel Veneto, ultima delle quali, fino a circa centocinquant’anni orsono, quella austro-ungarica.
Sono stati letti, o sono stati fatti leggere dai rispettivi autori, quindi, i componimenti selezionati per la premiazione – opere spontanee e liberamente redatte, dalle quali traspare, nel vocabolario e nella varietà delle espressioni e dei racconti, il vero e sincero animo popolare, la vita di tutti giorni nel campo e nel mondo del lavoro, nella famiglia, i ricordi brillanti e oscuri, i sentimenti di grandi momenti di riflessione e, talvolta, di solitudine. La quale, tuttavia, è spesso di aiuto all’atto di trascrivere, nella sua migliore completezza, quanto l’uomo percepisce e sente.
Porgendo il proprio saluto, quindi, Paolo Ugo Braggio ha caldamente invitato all’osservazione particolareggiata della natura, come mezzo per bene conoscere la stessa e trarne insegnamento, nonché a vedere nell’agricoltura l’insostituibile ed eterna fornitrice dell’alimentazione umana e la custode attenta del paesaggio.
Grande manifestazione, dunque, quella di Concamarise, perché raccoglie in un tutt’uno d’alto prestigio poesia, storia, tradizioni, dialetto e vita del passato – ne sono massima testimonianza le migliaia di oggetti, presenti nel citato museo “La Casa Contadina” di Adriana Caliari – seminando cultura e creando animazione nella cittadina stessa.

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