E Cariverona scende in Mediobanca.

di admin
E' notizia di questi giorni che la Fondazione Cariverona, presieduta decenni da Paolo Biasi, è scesa sotto il 2% del Capitale di Mediobanca. Questo investimento, evidentemente, non ha più la stessa valenza di qualche tempo ed i progetti devono essere cambiati se si è deciso di vendere, scendendo sotto la soglia del 2% che impone…

Tutto il mercato avrà quindi dei buoni motivi per interrogarsi sulle ragioni di questa diminuzione rispetto a quella una soglia significativa. Certo è che questa quota, assieme a quella in Unicredito, dove la Fondazione è la prima azionista italiana, e alle quote possedute in altre istituzioni finanziarie rappresenta, per Via Forti, un fortissimo investimento che negli ultimi anni deve aver dato magre soddisfazioni all’ingegnere ed al suo staff. E’ notorio infatti che negli ultimi anni i titoli finanziari, banche ed assicurazioni, oltre ad aver perso fette importanti del capitale sono state assai parche nel pagamento di dividendi, o addirittura prive di cedola. Eppure la Fondazione va, eroga contributi per le iniziative istituzionali, ovviamente, in misura largamente minore rispetto ai quasi 100 mln di euro di pochi anni fa ( per il 2013 l’impegno complessivo è di 54 mln, di cui 33mln di euro circa dal bilancio 2012 , ed il resto da una apposita riserva). In compenso, in questi ultimi tempi, fa affari col Comune di Verona comprando di tanto in tanto immobili la cui resa in termini di reddito non è nota. E la liquidità entrante dal disinvestimento che fine farà? Vedremo come saranno l’impiegati questi soldi. L’unica amara certezza è che il patrimonio di tutti noi veronesi e delle altre città, Vicenza, Belluno, Ancona, ecc, su cui poteva contare qualche anno fa la Fondazione Cariverona è di molto ridotto. C’è solo da sperare che riesca a riprendersi. Altro dubbio amaro, invece, sorge pensando a ciò che potrà scaturire dalle discussioni politiche e dalle vicissitudini questi tempi che coinvolgono le Fondazioni bancarie dopo le vicende della MPS. A noi, non fanno sperare niente di buono.

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