In arrivo la “Direttiva Decoro”: tutela il patrimonio storico ma mette a rischio commercio ambulante e plateatici

di admin
Il Governo in carica sta emanando norme a getto continuo, situazione che sta creando serie difficoltà agli imprenditori che le devono rispettare ma, soprattutto, agli Enti locali che le devono applicare.

L’ultima, in ordine di tempo, è la “Direttiva del Ministro per i beni e le attività culturali relativa all’esercizio delle attività commerciali ed artigianali su aree pubbliche in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale” che è stata trasmessa alla Corte dei Conti per la registrazione.
La direttiva ministeriale impone una ricognizione dei complessi monumentali e degli immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici rilevanti e nelle cui adiacenze vengono svolte attività commerciali su area pubblica, affinché sia verificato se sono state rispettate le prescrizioni poste e se gli Enti locali si siano attenuti alle norme del Codice emanato dall’allora Ministro Urbani.
Tutto questo lavoro è finalizzato a individuare le aree nelle quali vietare o sottoporre a particolari condizioni l’esercizio delle attività oltre che a reprimere il commercio non autorizzato.
Un passaggio della lunga direttiva prevede che le piazze, le vie, le strade ed altri spazi aperti, se di proprietà pubblica, sono da considerarsi automaticamente vincolati qualora realizzati da oltre 70 anni con divieto del loro utilizzo per fini non compatibili come il commercio su aree pubbliche e la concessione di suolo pubblico con tavolini e sedie, cioè il cosiddetto plateatico.
Questo, sottolinea la direttiva, in ossequio anche a due pronunciamenti, rispettivamente della Corte costituzionale (247/2010) e del Consiglio di Stato (482/2011), che hanno sancito che le vie e le piazze sono un patrimonio storico e culturale da cui tutti devono trarre vantaggio.
Pur elogiando lo spirito della “Direttiva decoro”, non va sottaciuto il valore economico che le occupazioni del suolo pubblico portano alle Casse degli Enti locali, nonché il prodotto interno lordo e l’occupazione che generano le imprese attraverso queste aree.
I prossimi mesi vedranno sicuramente gli Amministratori degli Enti locali impegnati in un delicato confronto con le Soprintendenze al fine di conciliare il rispetto della Direttiva – i cui principi nessuno mette in discussione, soprattutto in un Paese come l’Italia che è depositaria della più alta percentuale di beni storici di tutto il Mondo – con le urgenti ed indifferibili necessità delle esauste casse comunali e delle imprese del commercio e del turismo, sempre più in affanno a causa della perdurante stagnazione dei consumi.
Confcommercio, quale Organizzazione di rappresentanza delle imprese del terziario di mercato, si candida fin da ora a far parte del tavolo di confronto per portare suggerimenti che concilino le diverse esigenze.

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