SANATORIA IMMIGRATI: SI RISCHIA IL FLOP. IN VENETO MENO DI 6.000 DOMANDE A FRONTE DELLE 50.000 POTENZIALI. LA CGIL CHIEDE DI MODIFICARE IL PROVVEDIMENTO RENDENDOLO PIU’ FACILMENTE AGIBILE.

di admin
I dati sulle domande di regolarizzazione presentate finora in Veneto confermano le preoccupazioni espresse in più occasioni a livello del Ministero dal Tavolo Nazionale Immigrazione (Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cisl, Cgil, Comunità di S. Egidio, Fcei, Sei-Ugl, Uil) sulla effettiva e ampia fruibilità del provvedimento di legge relativo all’emersione dei lavoratori stranieri…

“In Veneto – dice Cristina Bastianello, responsabile per l’ immigrazione della Cgil regionale – si era stimato che circa 50.000 lavoratori avrebbero potuto emergere grazie a questo provvedimento; invece non superano i 6.000. Ciò è dovuto alla difficoltà per una persona in condizioni di irregolarità a presentare la documentazione richiesta oltre che al costo elevato delle domande di sanatoria.
Per questo la Cgil lancia un appello affinché si modifichino i punti di maggiore criticità presenti nel provvedimento. Altrimenti solo una piccolissima parte dei potenziali interessati potrà accedervi, mentre quasi il 90% ne resterebbe escluso”.
La Cgil pone l’attenzione sulla difficoltà a fornire le prove della presenza in Italia al 31 dicembre 2011 da parte di chi chiede la sanatoria e sui limiti di reddito previsti.
“Lo scopo di questo provvedimento, voluto fortemente anche dalla CGIL – osserva Carla Pellegatta, Segretaria regionale Cgil – era quello di allargare il più possibile la platea dei beneficiari, soprattutto guardando ai lavoratori extra UE oggi non in regola e perciò facilmente ricattabili dalle imprese. Ciò andrebbe anche a beneficio delle casse dello Stato che eliminerebbe una sacca di evasione consistente”.
Nel merito, la Cgil chiede al Ministero di considerare come prova di presenza in Italia anche una dichiarazione sostituiva del datore di lavoro, di interpretare in modo estensivo il termine “organismo pubblico” da cui deve pervenire la documentazione sulla presenza in Italia, di considerare prova di presenza i timbri di ingresso in area Schengen, di consentire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro part-time in tutti i settori e  di consentire al lavoratore regolarizzando di accedere al riconoscimento del permesso di soggiorno per attesa occupazione qualora il datore di lavoro non ottemperasse agli obblighi necessari all’accoglimento della domanda presentata.
Infine si ritiene opportuno estendere la possibilità di regolarizzazione al coniuge irregolare del lavoratore regolarizzato e di contenere i costi della regolarizzazione (1.000 euro per la domanda più i contributi variabili dai 3.000 ai 7.000 a seconda del lavoro svolto) o, almeno, prevederne la restituzione in caso di diniego.
“Ora – dice Bastianello – viste le difficoltà iniziali della campagna sarebbe opportuno estendere di un ulteriore mese il termine per la presentazione della domanda (che scade il 15 ottobre) così come occorre chiarire che l’esercizio della potestà espulsiva è sospeso dal 9 agosto 2012 fino al 15 ottobre 2012 e, per coloro che hanno presentato la domanda, fino alla conclusione del procedimento relativo.
“Questo provvedimento di emersione – conclude Pellegatta – era stato salutato con favore e grandi aspettative perché l’ emersione dal lavoro nero significa riconoscere diritti a lavoratori migranti sfruttati in quanto clandestini. Era anche una grande occasione per riconoscere tutte quelle lavoratrici che ruotano intorno al lavoro domestico/colf/badantato e dare loro un’opportunità di regolarizzazione. Purtroppo tutto questo non è avvenuto. Aspettiamo risposte concrete da parte del Governo”.

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