Banco Popolare: il voto capitario pregiudica l’efficienza?

di admin
Abbiamo visto tutti come va la quotazione del Banco, dire che è bugiarda è il minimo. Però il prezzo intorno ad un euro ha creato problemi a molti, indotto sconforto a tutti e quindi è legittimo porsi, come fa l'Antitrust, il tema della conveniente efficienza gestionale delle banche popolari quotate in borsa che nel tempo…

Intanto c’è da dire che questa dimensione è frutto di scelte aggregative volute/indotte dalla Banca d’Italia che doveva ben conoscere gli effetti di queste aggregazioni. E’ ben vero che spesso gli interventi della Vigilanza bancaria avvengono spesso scegliendo il male minore: sostanzialmente pare che piuttosto che chiudere una banca imbelle sia meglio farla assorbire. Ma il problema resta e intervenire richiamando l’efficienza del mercato e della concorrenza per far gestire meglio la banca quando gli esempi sotto gli occhi sono quelli delle altre banche italiane e mondiali mi pare scegliere il male minore. La sensazione è che l’antitrust non sapendo niente di come realmente va il mondo delle popolari o , più presumibilmente, e peggio, volendo far finta di intervenire per far credere di avere ricette toccasana, spara la prima banalità di tipo liberalista e con questo ha fatto il suo dovere. Propendo per la prima versione perchè la seconda sarebbe da indagine sanitaria. Il tema è comunque aperto e forse la legislatura in scadenza riuscirà a portare a termine il lavoro di revisione a cui da anni il Parlamento sta lavorando. La diffusa base azionaria non è un problema, come non lo è per le altre compagini quotate; il legame col territorio che questa compagine comporta è vero e non reale, talvolta è asfissiante talvolta premiante. Quando lo è , è perchè non viene assicurata una maggior incisività nella fase di controllo e di partecipazione dei soci, perchè, come sa bene chi va alle assemblee, non mancano certo i critici e gli inquisitori, si tratta solo di dare maggior peso al controllo attraverso ad esempio un allargamento del Collegio sindacale nominato dalle minoranze con voti diversi da quelli di chi ha votato gli amministratori. Basterebbe questo per distinguere i ruoli, e poi se volessimo fare un passettino in avanti ancora, mettere un numero massimo di anni per ricoprire ruoli di rilievo all’interno delle cooperative, ad esempio dieci anni, e poi si cambia. Come vedete il legame col territorio ci sarebbe e il controllo pure, meglio di quello di azionisti che investono soldi, in qualche modo e che pretendono in cambio ritorni sia economici che di potere, come il recente caso Fonsai dimostra.

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