Mario Monti vuole salvare l’Italia, l’euro e l’Europa.

di admin
Lo fa non da politico, ma da conoscitore del mondo economico.

L’unico modo per ottenere immediati risultati, per dare definitva sistemazione ai problemi di Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e di qualche piccolo Stato aderente all’Eurosistema, sarebbe quello, da alcuni spesso implorato, di una bella svalutazione dell’euro. Così come faceva, a più riprese e senza tenere conto del concetto dell’azione del buon paterfamilias, l’Italia, prima dell’introduzione della moneta unica stessa. L’euro fu accettato anche dall’Italia, con le sue rigide regole, valide per tutti gli Stati aderenti e che si riassumono in cinque parole: rigorosa amministrazione della cosa pubblica e, di conseguenza, nessun ricorso alla svalutazione. Se gli tutti Stati firmatari del Trattato di Maastricht avessero posto in atto le dette cinque parole, peraltro di normale buona amministrazione (che significano deficit e debito pubblico in ordine), non ci troveremmo nel grave caos, che oggi, attraverso speculazione e borse, giornalmente ci schiaccia. Speculazione che può agire sui nostri titoli solo perché siamo economicamente deboli. Riflettiamo: come mai non specula sui bonds tedeschi?
Una svalutazione… Non è per nulla una bella cosa, né è praticabile,
perché tutti gli Eurostati dovrebbero esserne d’accordo, né, ancora, si può costrigere a svalutare quelli Stati, i cui bilanci sono in valide condizioni contabili. Certo, una svalutazione promuoverebbe le esportazioni – come, del resto, le promuove l’attuale basso livello dell’euro –, dimuirebbe il peso del debito pubblico, ma creerebbe inflazione (che giustamente, invece, la Banca Centrale Europea, com’è suo compito, vuole contenere al 2%), darebbe origine, su altro lato, all’aumento del costo delle merci importate (vedi le materie prime, delle quali abbiamo estremo bisogno), ridurrebbe la disponibilità nei portafogli, a danno dei percettori di salari e di pensioni più basse, e sarebbe motivo di ulteriori profondi timori dei detentori di debito pubblico, che vedrebbero diminuire sostanzialmente il valore delle obbligazioni statali, con la conseguenza di non acquistare più nuove emissioni degli svalutanti. Una soluzione, quella della svalutazione, quindi, neanche da minimamente pensare, perché pessima… Abbiamo parlato di svalutazione, perché, dato il continuo calo del Pil italiano, si fanno sentire sempre più spesso voci in merito ai possibili benefici, derivanti da una tale misura. Voci, che dovrebbero non dimenticare che la situazione debitoria italiana è dovuta alle troppe spese, agli sprechi pubblici ed all’enorme evasione fiscale dei decenni passati e d’oggi, cui s’aggiunge un’asfissiante burocrazia. Non resta che eliminare il tutto, con decisione e, certo, con sacrificio, aiutando nel contempo chi ha stipendio o pensione da fame, o, lasciando in pace chi, avendo qualcosa, l’ha grazie a lavoro duro ed a risparmio, accantonato, magari, per una vita intera. Bisogna, inoltre, favorire, con minore pressione fiscale – quella vera rasenta anche il 60/70% ed è la più alta in Europa – coloro che, nella difficile asituazioone attuale, con prospettive fortemente negative, si assumono il rischio di portare avanti un’attività in essere o di incrementarla, mantenendo o creando occupazione. La fortuna vuole che ci sia tuttora gente con grinta, con alta capacità di rischio e di buona amministrazione, che sono tre elementi fondamentali dell’impresa (privata), senza della quale non si può parlare di creazione di benessere, perché essa genera crescita, posti di lavoro e movimento virtuoso, che è alla base di buona parte quelle entrate statali, che servono a ridurre i debito pubblico. Senza il privato, compreso il più modesto cittadino, lo Stato non vivrebbe.
Lo stato attuale delle cose in Italia, induce erroneamente a pensare – a ciò contribuisce anche un’informazione non corretta – che colpevole di tanto male italiano sia la Germania. Berlino non è d’accordo sull’emissione di eurobbligazioni europee (eurobonds), che, in effetti, hanno un loro pesante costo, e sull’acquisto da parte della Banca Centrale Europea – non competente, in verità, in materia – di buoni del Tesoro italiani sul mercato. In vero, non vedono bene tali proposte anche i Paesi Bassi e la Finlandia. In una con la Germania, essi si domandano perché dovrebbero arrischiare miliardi – tratti dalle tasche dei loro contribuenti – a favore di Stati, che hanno speso, per decenni, e sono costretti a spendere per le leggi in vigore, oltre le proprie possibilità, quando essi hanno bilanci in ordine, dovuti a buona amministrazione e a riforme vitalizzanti realizzate e, quindi, creanti meno spesa, più risparmio e crescita e, di conseguenza, ricchezza. Se la formica ha accantonato, perché dev’essere favorita la cicala, che ha solo frinito? Se, poi, la Germania decidesse di venirci incontro – quali garazia possiamo dare noi, per dovuti rimborsi futuri, se non promesse di risparmi, di riforme struttuali incisive e di fruttuosi investimenti privati – lo farebbe giustamente pensando, per esempio e per ipotesi, che un’Italia debole, quale oggi siamo e peggio potremmo essere, non potrebbe essere più in grado di acquistare i suoi prodotti… Egoismo? No. Buona amministrazione e lungimiranza… D’altra parte, chi impresta, anche lo stesso più amato familiare, pensa, come prima cosa, a garanzie di rimborso… ll che è nella natura dell’uomo, accorto, peraltro…
Ora, il tema non è semplice. Non sappiamo come si evolveranno le cose, da anni, ormai, in difficilissime acque. L’unico augurio che possiamo farci è che la politica sostenga il più a lungo possibile il governo Monti e che, ove si tenessero elezioni, qualsiasi siano i gruppi vincenti, tutti questi, sottolineeamo, tutti, anche i perdenti, si accordassero in modo ferreo, senza dare spazio a esigenze di partito, su una politica assolutamente unitaria, da destra a sinistra, o viceversa, con l’unico intento di salvare il Paese, l’Europa e l’euro, perché solo in essi è il nostro futuro. Si faccia una supercoalizione senza colori, che dia garanzia di costruttività e di continuazione della linea intrapresa dal Governo Monti. Questo, per dimostrare e garantire ai mercati che siamo sulla strada di un sicuro risanamento e che possono fidarsi d’acquistare le nostre azioni ed i nostri titoli du Stato. Una volta salvato il Paese, se ci riusciranno, ma lo speriamo, dovranno assolutamente tenere i conti in ordine, non permettendo qualsiasi spesa improduttiva e riducendo la pressione fiscale. Del resto, è questo che ci chiedono l’economia e la finanza internazionali, che non possono sognare, ma tenere i piedi per terra, fatto che, alla fine, significa richiesta di massima garanzia di restituzione del denaro prestato o che potrebbe essere prestato, attraverso l’acquisto, si diceva, di Buoni del Tesoro. I quali saranno richiesti solo se l’Italia emittente dimostrerà massima solidità economica. Questa non può che venire da quanto sta facendo e farà Mario Monti, un quanto, che la politica non ha voluto fare in passato, delegandone a lui il delicato compito, sempre più necessario per un Paese, come il nostro, da vent’anni in attesa di riforme ed ora in recessione, e che potrebbe vedere peggiorare le cose se la Germania, alla quale tanto si chiede per nostro salvamento, venisse a trovarsi in difficoltà, come, purtroppo, alcuni segni di suo diminuito export stanno indicando. Dobbiamo, comunque, sperare di poter trovare una soluzione – difficilissima – al continuo aumento del nostro debito pubblico, tentando a tutti costi di abbaterne almeno parte, per costruire quella sicura credibilità di solvenza, che l’estero ci chiede.. Il che significa anche, oltre a quanto dianzi segnalato, togliere la massima parte dei pesanti lacci, che strozzano l’economia, la quale è la sola che, attraverso la crescita, può aiutare a ridurre la massa, inaccettabile, del debito pubblico, con i suoi pesanti interessi da pagare.

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