La Urru è libera, ma chi paga?

di admin
Siamo alle solite , un cittadino italiano all'estero viene rapito e lo Stato si da da fare per liberarlo. La Urru, cooperante italiana sarda, è stata liberata e tutti sono felici. Di solito qualcuno si affretta a dire che lo Stato italiano non ha pagato nessun riscatto e poi si legge, da qualche parte nel…

E questo non è il primo caso, anzi finora nonostante le smentite ufficiali sempre si è pagato un riscatto. Lo stile nel mondo offre esempi variegati: gli americani usano i muscoli, noi i soldi. Ed ufficialmente è vero lo Stato non paga, ma le vie per pagare sono infinite fuori dall’Italia, come quelle che usavano i rapiti per venire incontro alle esigenze dei rapitori e salvare il rapito, prima che in Italia venisse varata una legge che vieta il pagamento del riscatto sotto qualsiasi forma. Questa legge ovviamente vale per tutti a maggior ragione per i funzionari dello Stato o per i servizi segreti. Ma, se, ipotizziamo, io verso un contributo alla onlus “ Amici del Continente Lillà” di 1 mln di euro per le sue opere benefiche in Belucistan ( mi scuso per i belucistani) poi questa può ben dare 900,000 € a chi vuole lei, non è più lo Stato, non c’è più giurisdizione italiana. Sta di fatto che i rapiti di alcuni paesi sono assai ambiti, e all’estero lo sanno. Ma in questo modo tutti gli italiani che vanno all’estero sono soggetti a questo inevitabile rischio che viene aumentato dai riscatti pagati, se pagati. Prove non ce ne sono, eppure indagini accurate non se ne fanno, siamo felici che il rapito sia a casa, le autorità possono inviare lettere di felicitazioni. Ma chi paga? Gli italiani in due forme, come contribuenti e come soggetti a rischio. Che fare? L’alternativa è che chi vuole in giro a fare del bene o gli affari suoi, o lo fa a suo rischio e pericolo o se lavora per lo Stato o qualche ente pubblico o privato si assicura, copre il rischio e non lo fa pagare agli altri.

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