Spreads ed euro. Il fondo ESM, voluto da Mario Monti, sarà attivo al più presto. L’Italia, tuttavia, non ne ha bisogno. Buona la riduzione dello 0,25% del tasso di riferimento da parte della BCE.

di admin
La volatilità dei mercati borsistici internazionali è fattore gravissimo. Essa deriva, spesso, dal fatto che il mercato mobiliare è usato come banco di speculazione, mentre, istituzionalmente, suo scopo primario è di permettere la quotazione ufficiale di società, le quali, con l’entrata nel listino, raccolgono denaro per l’investimento in se stesse e, quindi, per il loro…

Oggi, pertanto, si tratta di dare stabilità ai mercati, sebbene la speculazione non mancherà e non potrà essere sconfitta. Bisogna creare maggiore tranquillità nelle quotazioni, onde offrire una base certa al finanziamento delle imprese. È chiaro, comunque, che l’andamento dei mercati dipende pure da un insieme complicatissimo di motivi, che, di giorno in giorno, quando non di ora in ora, terrorizza le borse.
Le quali, come è noto, in fatto di titoli di Stato, temono non poco anche lo spread, ossia la differenza percentuale che vi è fra i tassi dei buoni del Tesoro tedeschi – a scadenza decennale – ed i tassi dei buoni del Tesoro di altri Stati europei, come è il caso di quelli greci, portoghesi, spagnoli ed italiani. Un differenziale fra tasso tedesco (oggi, un buono del Tesoro tedesco non rende quasi nulla, ma chi lo compra, s’accontenta di sapere che il suo denaro è più al sicuro di quanto lo sia, tenendolo nel suo Paese d’origine) e tasso italiano, attualmente di circa il 4.60 anche%, significa che la Germania si finanzia a costo quasi nullo, mentre l’Italia deve pagare, per piazzare i suoi buoni del Tesoro, date le oscillazioni giornaliere, una buona percentuale in più rispetto alla Germania stessa. Ne deriva, che per autofinanziarsi, lo Stato tedesco, incassa denaro dalle sue emissioni a prezzo favorevolissimo e che anche in futuro dovrà pagare tassi d’interesse, sui suoi buoni del Tesoro, molto bassi. L’Italia, invece, per fare altrettanto, dovrà pagare tassi molto più alti, come visto, per fare fronte ai quali o riduce spesa pubblica (del resto da tenere sempre sotto massimo controllo), o ricorre a nuova imposizione fiscale (ormai ad un livello insostenibile). Ciò, a meno che non possa godere di una crescita economica sostanziosa, mentre questa, purtroppo, è prevista, per anni, troppo modesta o quasi nulla. Il tutto, tenendo presente che spendere, per fare fronte agli interessi da buoni del Tesoro significa sottrarre importanti risorse all’economia, che non ha, quindi, denaro per investire in produzione. Inoltre, con le emissioni continue, del resto necessarie, e con il pagamento dei relativi interessi debitori, il debito pubblico si gonfia oltre il sostenibile (superiamo il 120% del Pil, quando dovremmo essere al 60% di esso). In tali condizioni, bisogna sperare che i detentori – un 40% di essi sono stranieri – di buoni del Tesoro italiani non perdano la fiducia nella capacità italiana di rimborsare i buoni in scadenza e di pagarne il relativo interesse. Nel timore del peggio, hanno già in parte venduto. Da qui la forte caduta dei corsi e l’aumento dello spread, che, sotto aspetto diverso da quello dianzi spiegato, è quella percentuale in più di tasso remunerativo, rispetto a quello tedesco, che lo Stato italiano deve concedere all’investitore, a garanzia del rimborso o del pagamento dell’interesse dall’emissione previsti.
A tutto ciò, si aggiunge la speculazione, che vende a 100 e compra, poi, a 90, o a meno, con ricavi enormi. Non solo: in tal modo, essa fa salire lo spread, con ulteriori, possibili negative conseguenze, alimentando timori di non rimborso.
Il presidente Monti rileva, giustamente, che l’entità dello spread, riferito ai titoli del Tesoro italiano, non è giustificata, sia in base alle misure messe in atto dal suo governo, sia in base al beneplacito europeo sulle misure stesse, sebbene, in effetti, non vi sia crescita. Per evitare l’insopportabile rigonfiamento dello spread, quindi, il Presidente del Consiglio, molto accorto e ascoltato in sede europea, è riuscito a fare comprendere a Bruxelles che qualche misura, atta a fermare la speculazione sui bonds, sia italiani che di altri Paesi, doveva essere presa e più precisamente in base ad un suo preciso disegno. Il quale, non prevede l’acquisto di buoni del Tesoro di Paesi in difficoltà direttamente da parte della Banca Centrale Europea, non rientrando tale azione nei compiti dell’Istituto di Francoforte, ma da parte di un nuovo organismo, denominato ESM (Eurpean Stability Mechanism = Meccanismo di Stabilità Europea). L’accettazione della ricetta Monti in sede europea ha provocato forti acquisti di buoni del Tesoro italiani e spagnoli, con un certo ridimensionamento dello spread, che è quello che si voleva e che è assolutamente necessario, per non ipotecare la solvibilità degli Stati emittenti, che con tassi oltremodo alti, rispetto a quelli normali, vedono anche esclusa ogni possibilità di crescita futura.
Tale ESM, o, in parole povere, fondo salva Stati – nel senso che i suoi interventi dovranno permettere tassi sostenibili – con sede a Lussemburgo, entrerà in attività al più presto, avrà a disposizione 500 miliardi di euro (speriamo che bastino) e sostituirà gli esistenti EFSF (European Financial Stability Facility) e EFSM (European Financial Stabilization Mechanism). L’ESM, ove richiesto da uno Stato, che abbia già provveduto a misure di risparmio, come l’Italia, potrà acquistare suoi titoli sia all’asta (mercato primario), che in borsa (mercato secondario), senza interferenze da parte di BCE, di Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale. Per il momento, comunque, secondo il presidente Monti, l’Italia non chiederà interventi. Da parte sua, la Banca Centrale Europea avrà il compito di supervisore rigoroso sulle Banche centrali nazionali degli Europaesi. Quanto, dunque, posto in atto a Bruxelles dall’Eurogruppo è stata una misura straordinaria e convincente, che dovrebbe sottrarre l’Eurozona a continue e pesanti tensioni, dando respiro all’Unione monetaria e fiducia a chi opera in essa e con essa. Ciò per evitare anche trasferimenti di denaro, che lo sottraggono a Stati che pure ne hanno bisogno, per porlo al sicuro in Stati, che già ne hanno in abbondanza: in merito, quindi, bisogna fare in modo che il denaro si senta al sicuro nello Stato d’origine, essendo esso, giustamente alla ricerca di certezza. Se non si fosse concluso nulla la notte fra il 28 ed il 29 giugno a Bruxelles, ci saremmo trovati ad un difficile punto di non ritorno, con conseguenze anche imprevedibili.
Ora, sistemato – se così sarà, perché contro gli acquisti di buoni del Tesoro in pericolo da parte del nuovo ESM si schierano Finlandia ed Olanda, senza dire dell’opinione pubblica tedesca,
essendo la Germania, il maggiore finanziatore dell’EMS stesso – l’assunto spread, dobbiamo volgerci alla questione “crescita”, pure assolutamente necessaria, ed ottenibile solo con riforme strutturali incisive, pur non sottovalutando il lato sociale del problema, e fare in modo che si risvegli la domanda. Per la quale bisogna fare ogni sforzo nazionale, perché “crescita” significa occupazione e mezzi per ridurre il debito pubblico. Per il momento, tuttavia, le cose non promettono che incisivi cali di produttività e di occupazione… La recessione si fa e si farà sentire più dura, i minori consumi riducono le entrate fiscali, i tassi maggiori sui Bot del 2011 fanno già crescere la spesa per interessi sui Bot stessi. Non c’è che d’augurarsi che le misure messe in atto o che stanno per esserlo – soprattutto quelle di riduzione di spesa pubblica, per evitare un dannosissimo aumento dell’IVA – adottate dal Governo siano veramente e definitivamente apportatrici di sollievo ai conti pubblici, se non vogliamo cadere nel peggio. Intanto tagliamo… e vendiamo immobili di Stato, di Enti locali, ecc. E speriamo che, come dice il presidente Monti, non dobbiamo ricorrere al menzionato, nuovo ESM. Buona, comunque, è l’iniziativa di Mario Draghi, che, il 5 luglio, ha ridotto di uno 0,25% il tasso di riferimento, che come tale, mai è stato così basso da quando esiste la BCE. Una mossa atta a stimolare l’economia europea!

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