Salute mentale: aumenta la domanda, ma diminuiscono personale e risorse.

di admin
Inoltre l’espulsione di molti disabili dalle aziende aggiunge problema a problema, mentre la crisi acuisce assieme alla sofferenza sociale anche quella psicofisica dei singoli individui, come indicano l’aumento dei suicidi e di malattie tra i soggetti espulsi dal lavoro.

SU TALI QUESTIONI LA SEGRETERIA FP CGIL DEL VENETO, A NOME DEL GRUPPO DI OPERATORI DELLA SALUTE MENTALE COSTITUIOTOSI AL PROPRIO INTERNO, LANCIA UN APPELLO PUBBLICO AL PRESIDENTE LUCA ZAIA
Questo il testo dell’appello firmato da Assunta Motta, Segretaria FP CGIL e da Tiberio Monari, responsabile FP CGIL MEDICI

“Il 24 maggio a Mestre si è costituito il Gruppo Operatori della Salute mentale del Veneto. Tale gruppo, costituito da operatori che a vario titolo lavorano nell’ambito della salute mentale, lancia un appello al Presidente delle Regione, Luca Zaia, quale massimo garante istituzionale della salute dei cittadini veneti.
Riteniamo che allo stato attuale, considerando anche la grave situazione di disagio sociale in cui ci troviamo, il bisogno di salute mentale nel Veneto non sia adeguatamente soddisfatto e che la situazione in cui lavorano gli operatori della salute mentale sia sempre più critica.
In vari Documenti strategici della UE è stata messa in evidenza l’importanza della salute mentale nella realizzazione degli obiettivi di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento dei disturbi mentali, e la necessità di misure pratiche in questo ambito.
Qualche anno fa il Parlamento europeo ha approvato all’unanimità il Patto europeo per la salute mentale mettendo al centro la qualità della vita delle persone con disturbi psichici. Nel documento si fa particolare riferimento al problema dei suicidi che nella UE sono circa 58.000 ogni anno (dato del 2006). Inoltre si chiede molta attenzione per i gruppi vulnerabili come disabili, disoccupati, persone con problemi di dipendenza.
Nella relazione vi sono varie raccomandazioni: la promozione della salute mentale e del benessere della popolazione, la lotta contro la stigmatizzazione della malattia mentale, l’importanza della azione preventiva, l’importanza delle cure adeguate per i pazienti e i loro familiari.
La disoccupazione e la mancanza di un reddito certo, alla faccia di chi elogia il precariato, portano come diretta conseguenza l’aumento dell’incidenza dei disturbi mentali in individui, precedentemente sani, che si trovano esposti alla perdita di una sicurezza economica minima, all’improvvisa messa in crisi del ruolo sociale (pensiamo a chi dopo molti anni perde il lavoro, agli “esodati” che si trovano in un limbo di incertezze), o in larghe fasce del mondo giovanile che vede frustrata la possibilità di un progetto di vita.
Inoltre, a causa dell’attuale crisi economica e sociale, le persone con disturbi psichici per le quali il lavoro rappresenta un importante strumento “terapeutico” e riabilitativo trovano tutte le porte sbarrate (le aziende non assumono più disabili, le cooperative sociali hanno i fondi tagliati…).
E’ quindi indispensabile pensare a delle iniziative per inserire nel mondo del lavoro le persone con disturbi mentali con l’assunzione, il reintegro, il mantenimento su un piano di pari dignità e non di discriminazione come spesso succede.
E’ necessaria molta attenzione al mondo socio-relazionale del paziente, ai famigliari ed alla rete sociale sia informale che formale.
Il costo stimato della salute mentale corrisponde per la UE fra il 3 e il 4% del PIL; nel 2004 corrispondeva a circa 118 miliardi, la maggior parte dei quali non ricade sul sanitario.
Abbiamo nel Veneto un ottimo Progetto Obiettivo per la salute mentale che prevede come risorse per concretizzarlo almeno il 5% del bilancio sanitario, ma siamo molto al di sotto di tale percentuale.
Il Gruppo Operatori della Salute mentale condivide perfettamente le linee tracciate dai vari documenti ma ribadiscono che bisogna avere le risorse sufficienti per metterle in pratica e che le malattie mentali sono un problema di sanità pubblica e non si può pensare ad un esternalizzazione dei Servizi per la salute mentale.
Mediamente nel Veneto ogni utente riceve 2,9 visite mediche all’anno e 1 colloquio psicologico o psichiatrico all’anno.
Gli operatori del salute mentale sono stanchi di sentire dei bei progetti che rimangono sulla carta. Come si può pensare di riuscire a far fronte ad un bisogno di salute mentale sempre in aumento con sempre meno risorse?
Facciamo presente che, a fronte di una aumentata richiesta di cure e di presa in carico per l’aumento del disagio psichico nella popolazione (depressioni e suicidi correlati a situazioni di difficoltà sociale ed economica) con un sempre maggiore numero di utenti che afferiscono ai nostri Servizi, si assiste invece ad un progressivo assottigliamento del personale, a causa del blocco delle assunzioni e del turn over per favorire anche in questo campo il precariato.
Chiediamo che vi sia un effettiva attenzione alla complessità della riabilitazione psicosociale e che vi sia una corretta valorizzazione dell’importante lavoro che gli specializzandi svolgono nei vari servizi.
Chiediamo che vengano investite delle risorse nella Prevenzione, nei Progetti dei piani di Zona, nel territorio i cui servizi si fanno carico dell’80% dei pazienti.
Chiediamo che le risorse del 5% previste nel Progetto Obbiettivo per la psichiatria vengano completamente utilizzate per adeguare il personale alle esigenze della popolazione e per concretizzare le proposte di salute mentale.
Chiediamo che nel nuovo Piano Socio Sanitario, per quanto riguarda la copertura finanziaria sia esplicitata la dicitura “almeno il 5%” e non “fino al 5%” del bilancio sanitario”.
FP CGIL Assunta Motta
FP CGIL MEDICI Tiberio Monari

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