STAGIONALI IN AGRICOLTURA: DA DIPENDENTI A LAVORATORI CON VOUCHER

di admin
A MIGLIAIA IN VENETO RISCHIANO DI DIVENTARE SUPER PRECARI PERDENDO PENSIONE, AMMORTIZZATORI E MATERNITA’. IMMEDIATA LA REAZIONE DI CGIL CISL UIL DI CATEGORIA CHE PER IL 27 APRILE HANNO INDETTO UNA GIORNATA DI SCIOPERO CON MANIFESTAZIONE REGIONALE A PADOVA

Amarissima sorpresa per migliaia di lavoratori veneti impiegati come stagionali in agricoltura che stanno per perdere la condizione di dipendenti – e quindi la pensione, il sussidio di disoccupazione agricola, la copertura in caso di malattia o di maternità – per essere assimilati ai lavoratori occasionali, pagati con i voucher che si comprano in tabaccheria.
La novità, di cui cominciano ad accorgersi con i primi ingaggi post-invernali, deriva dal Disegno di Legge sul Lavoro presentato dal Governo Monti che ha fatto un super regalo agli agrari sulla pelle degli avventizi e la mobilitazione ha subito iniziato a montare, tanto che Cgil, Cisl e Uil di categoria hanno indetto per venerdì 27 aprile uno sciopero di 8 ore dell’ intero comparto agricolo con una manifestazione regionale a Padova davanti alla Prefettura, a partire dalle ore 10.
I Segretari regionali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Renzo Pellizzon, Onofrio Rota e Nicola Storti già hanno scritto al Prefetto, cui chiedono un incontro per la stessa mattinata del 27, dicendosi  “molto preoccupati per i 25.000 lavoratori dipendenti del settore agricolo in Veneto, di cui il 90% ha contratti a tempo determinato”. Tanti di loro, infatti, pur avendo versato per anni i contributi previdenziali, ora rischiano di non avere più una pensione a fronte del combinato tra riforma pensionistica e nuove norme sul mercato del lavoro.
Quest’ ultimo provvedimento, che avrebbe dovuto limitare la precarizzazione, non solo non riduce le tipologie lavorative esistenti, ma allarga a dismisura il ricorso al lavoro accessorio in agricoltura togliendo le limitazioni che lo rendevano utilizzabile solo per casalinghe, pensionati, studenti e cassintegrati ed elevando di quasi il 70% il tetto retributivo entro cui si può attivare il lavoro a voucher anziché il normale rapporto a tempo determinato.
Un vero e proprio arretramento in un mondo del lavoro già povero che vede disgregarsi quel minimo di tutele ed ammortizzatori di cui godeva e perfino sparire la pensione a fronte del fatto che i voucher garantiscono contributi molto bassi e che vengono versati in casse diverse da quella del lavoro dipendente.
“In questo modo – commenta amaramente Renzo Pellizzon, Segretario Generale della Flai Cgil del Veneto –  vediamo vanificati tutti gli sforzi e le denunce fatti in questi ultimi anni a fronte della crescita abnorme dei voucher che in certi casi hanno sostituito in modo improprio il lavoro stagionale. Adesso le aziende potranno farlo legalmente, lucrando su retribuzioni e diritti”.
Nel Veneto i voucher venduti dal 2009 al 2010 sono triplicati ed hanno conosciuto un ulteriore balzo in avanti nel 2011, arrivando alla ragguardevole quota di 4.028.386, pari al 15% di tutti i voucher venduti in Italia.
Secondo una stima di Veneto Lavoro l’incidenza delle giornate lavorate con voucher sul totale delle giornate lavorate a tempo determinato in agricoltura è stata in regione del 3% nel 2009 e del 6% nel 2010. Nel 2011, secondo una stima della Cgil, si è superato il 10%. La provincia che ne ha fatto il massimo utilizzo è Treviso dove la quota sul totale di giornate lavorate con voucher risulta pari al 9% nel 2009 ed al 13% nel 2010.
“Si tratta – dice Pellizzon – di stime su dati ufficiali. Essendo però stati pressoché impossibili i controlli sull’effettiva rispondenza tra lavoro dichiarato e lavoro effettivamente svolto, noi riteniamo che tali cifre vadano per lo meno raddoppiate”.
Con lo sciopero di venerdì (che riguarderà anche altri problemi relativi ai forestali, ai dipendenti dei consorzi di bonifica, degli Uffici territoriali per la biodiversità e delle associazioni degli allevatori) il sindacato chiede al Governo una retromarcia rispetto a provvedimenti che impoveriranno ulteriormente il lavoro agricolo, rendendo ancor più marginale un’ attività su cui invece occorrerebbe investire per il rilancio del paese e lo sviluppo sostenibile.

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