L’antipolitica

di admin
La politica nazionale ha scoperto un nuovo ambito, un nuovo segmento per dibattere, discutere, approfondire, intrattenere e chiacchierare nei talk show, l’antipolitica.

Definire cosa esattamente sia l’antipolitica non è semplice, ma di primo acchito dovremmo dire che l’antipolitica dovrebbe comprendere tutti quei comportamenti che non fanno riferimento al principio di rappresentanza così come codificato dalla nostra Costituzione. Non riconosce quindi nei comportamenti e nelle decisioni, che il nostro quadro politico elabora, proprie decisioni, leggi statuite in nome e per conto dei rappresentati e fatte per il loro interesse. Perché così dovrebbe essere. Ogni legge, decreto, ordinamento posto in essere dal Parlamento dovrebbe avvenire per conto e soprattutto nell’interesse dei rappresentati. Le liti, i dibattiti accesi, persino alle volte le ingiurie, dovrebbero esistere ed essere ipotizzate solo ed esclusivamente per il troppo amore che ciascun dei duellanti ha per i cittadini italiani, per la loro situazione economica e morale, per i loro destini.
Ma dire oggi che i contenuti della politica sono il portato delle aspettative normali dei cittadini appare troppo. Troppo persino a chi oggi osteggia l’antipolitica. Ed infatti le prime ammissioni che confessano che si, è vero, qualcosa deve essere cambiato o quanto meno rivisto, spuntano qua e là, anche se siamo ad ammissioni contemperate da timidezze, impacci e ritegni che meriterebbero miglior causa. Il concetto di trasparenza fa aggio su tutto. Ed allora forza con le certificazioni da parte di enti terzi di tutto, dei bilanci dei partiti, delle spese dello Stato, in un’orgia che tende a spostare la questione dalla sostanza alla forma. Hanno trovato che almeno i bilanci della Lega e della Margherita hanno varchi nei quali si è infilato l’interesse personale? Basta che un ente terzo certifichi e siamo a posto. In questa orgia anche la Corte dei Conti si fa viva e con chiarezza dice che è disponibile al lavoro di controllo, che non va sottratto all’Istituzione pubblica. Istituzione pubblica che, così facendo, è disponibile a dilatare le proprie competenze. Come se fino ad adesso, trattandosi di denaro delle Stato e quindi dei cittadini, non dovesse essere fatto alcun controllo. Già, non glielo avevano detto o erano impegnati in altro. Trattandosi di Istituzione fortemente efficiente, dove le cause durano al massino una decina di giorni, perché non approfittare e delegare anche questo controllo? Fatto il controllo e quindi riportato a trasparenza il tutto, non solo il legittimo ma anche il discrezionale, siamo a posto e possiamo continuare ad ingrassare i partiti con i soldi degli italiani. Qualche anno fa, qualcuno lo ricorderà ancora, qualsiasi cosa avvenisse in Italia era colpa di Licio Gelli, latitante, che non dormiva neppure per scatenare ogni sorta di elemento negativo, dai terremoti agli effetti di leggi sbagliate e senza il controllo coerente, alle cospirazioni non solo militari ma anche economiche. La lira si svalutava sul mercato? Bastava dire che era colpa di Gelli ed eravamo tutti appagati e contenti. Poi purtroppo la latitanza finì e finì anche la scusante.
Una domanda nasce spontanea: ma è possibile che i nostri politici di carriera non capiscano, non vedano, non sappiano interpretare le situazioni, le novità e le notizie che giornalmente appaiono sui media?
Perché è proprio qui che la politica attuale dimostra tutta la sua incapacità. Per anni ci hanno detto che certe riforme in Italia non potevano essere fatte. Poi è arrivato un Governo di tecnici che hanno dimostrato esattamente il contrario. Che non ci voleva molto se non un minimo, ma proprio un minimo di serietà. E questo, si badi bene, senza fare cose del tutto nuove se non continuare a spremere i pensionati e il lavoro dipendente. Perché in parte il fatto che in Italia certe cose non si possano fare è stato confermato. Contro avvocati, medici, farmacisti, grandi latifondisti, persino contro i tassisti, notoriamente estremamente ligi alle leggi fiscali e ipertassati, non si è fatto nulla. Ma qualcosa si è fatto e i soliti, facendo un altro buco nella cintura, hanno dato una speranza all’Italia. Forse una speranza non è molto, ma almeno è qualcosa. E Monti l’ha fatto, dopo l’ignavia di anni, che non ha insegnato nulla a nessuno se non alla Lega che, dopo non aver fatto nulla per anni ( troppi ), improvvisamente, appena cacciata dalle comode, calde, avvolgenti e confortanti poltrone governative, ha capito che un moto di morale contestazione, un raddrizzamento della colonna verticale, andava fatto. Ed infatti, da allora, abbiamo assistito ai vari Cota e compagnia spiegarci cosa andava fatto, esattamente il contrario di quanto il Governo Monti stava facendo, per risollevare un Paese dallo stato nel quale anche la Lega sino a quel momento lo stava spingendo.
In questo contesto di buchi sulla cintura, di nuovi buchi, non quelli di prima, è scoppiata la vicenda dei bilanci dei partiti. Non che sino a quel momento non avessimo avuto di tutto e di più. Le case a Montecarlo, quelle acquisite all’insaputa dell’acquirente a prezzi da liquidazione, le notizie di accordi di lottizzazione, i lavori delegati alla Protezione Civile, prima ancora vicende come Cirio e Parmalat che hanno causato danni economici irreversibili per molte famiglie, ma ancor di più hanno fatto capire che alla fine valeva il principio napoletano per cui chi ha avuto ha avuto, avuto e chi ha dato, ha dato, ha dato, scordammoce o’ passato insomma tutto un mondo in cui la degradazione morale ha fatto un passo decisivo verso il basso c’era, c’era stato ed era evidente a tutti. Ma, quanto meno, le vicende erano di pertinenza di persone singole, magari col codazzo del laudatores. Ma scoprire che i partiti, quegli stessi partiti che in parlamento autorizzavano autentici rastrellamenti sui cittadini, sempre gli stessi, già arrivati alla disperazione ed in qualche caso, drammatico, al suicidio, erano implicati a livelli apicali in appropriazioni, favoreggiamenti per non parlare di vite vissute nello spreco in sfregio a tutti, ecco questo, crediamo, è fatto nuovo.
Quei partiti che non capiscono che le spese della politica non possono non essere pesantissimamente toccate, che i parlamentari devono essere ridotti del 50%, non sforbiciati, che i redditi dei parlamentari devono rientrare nei parametri europei cui tanto e tanto spesso ci si rifà per giustificare provvedimenti impopolari a carico dei cittadini, che le “pensioni dei parlamentari” possono essere un aiuto per il reinserimento nella vita lavorativa e quindi durare tre, quattro anni e non essere un vitalizio, che le istituzioni devono privilegiare l’efficienza con compressione seria, costante e coerente delle spese, che intere strutture vanno azzerate, dalle Provincie alle Comunità Montane, almeno quelle che non fanno riferimento a Comuni che sono in territorio montano ( 500, 600 metri sul livello del mare? ) e svantaggiato, che deve essere riportato il principio di responsabilità personale e non delle Commissioni, che altro non fanno se non azzerare proprio detto principio di responsabilità, ecco, non crediamo che senza questo possa esservi un futuro per gli attuali partiti. Non ha fatto bene che in Italia non si siano potute definite le entrate dei parlamentari, mentre era semplice: bastava chiedere alla Comunità europea quali erano le indennità pagate ai vari parlamentari degli altri Paesi, azzerando drasticamente ogni ulteriore beneficio. L’esplosione dei Comitati Cinquestelle di Grillo attestano esattamente questo. Ma è la soluzione? Non crediamo. Grillo ha avuto il grande merito di sollevare un problema e da comico ha saputo essere caustico e tagliente ( ma anche preparato e supportato ). Ma non ha dato quello che la politica offre o dovrebbe offrire: la prefigurazione di una visione, di una ipotesi di vita civile, dei suoi principi e delle vie per arrivarci. Il positivo, non sempre il negativo per censurare l’altrui soluzione.
Ed allora l’antipolitica in che cosa si sostanzia? Nei talk show o nell’iniziare da subito, da ieri, a dare un segnale di totale rinnovamento che è anche segnale di esistenza in vita? 
Non tifiamo per l’antipolitica, ma neppure per questi partiti. E questa è la grande sconfitta deli italiani. Non avere una prospettiva, una tensione morale, un obiettivo e dover invece essere aggrediti da politici beceri dietro i quali si intravvedono interessi, coinvolgimenti, arricchimenti indebiti, rendite di posizione non ulteriormente giustificabili e sopportabili. Non tutti sono così. Vero, ma quelli che non lo sono hanno sopportato per anni, per convenienze, per assonanze ed interessi elettorali situazioni rispetto alle quali avrebbero dovuto ribellarsi. E invece si scopre che nessuno sapeva, che un singolo parlamentare ha sottratto milioni di euro, che un altro, neppure parlamentare, si è addirittura laureato con soldi pubblici       ( ma adesso, nessun provvedimento contro le scuole che vendono diplomi e lauree, per altro a persone dalla preparazione almeno improbabile? ). Ma gli altri, i buoni, dov’erano? Perché li abbiamo pagati? Non ci dovrebbero restituire quanto introitato, visto che non hanno saputo non solo fare ma neppure sorvegliare? E i sindaci che hanno controllato i bilanci, cosa sono, un sindacato di categoria o vanno radiati se non perseguiti per concorso?. Troppe domande, ma nessuna risposta. Solo l’antipolitica. Ma via, cerchiamo di essere almeno seri, visto che non c’è molto da ridere!
                      

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