LA BPCO? UNA MALATTIA FANTASMA: 1 PERSONA SU 2 NON SA COS’E’. E MOLTI LA SCOPRONO TROPPO TARDI

di admin
In sette casi su dieci basterebbe una spirometria per confermare che i sintomi dipendono dalla malattia. Eppure non si fa. Una persona su tre che arriva al pronto soccorso non sa di avere la BPCO. Peccato che tra dieci anni questa malattia sarà la terza causa di morte nel pianeta.

 Per la malattia fantasma, che colpisce oltre 3 milioni e mezzo milioni di persone in Italia e circa 300 mila in Veneto, si è da tempo superata la soglia d’attenzione. “Per una sua più efficace gestione occorre una più stretta interazione tra la medicina del territorio e gli specialisti”, lo sostiene il prof. Roberto Dal Negro, direttore dall’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ulss 22 di Bussolengo, in occasione del Convegno “Evoluzione della conoscenza della BPCO per generare valore sostenibile”, in corso presso l’Auditorium GlaxoSmithKline di Verona alla presenza di 300 esperti di tutta Italia. C’è un fantasma che si aggira nelle nostre case. Compare soprattutto negli anziani, specie se fumatori, e spesso viene identificato solo nelle corsie ospedaliere, quando invece avrebbe dovuto essere riconosciuto da tempo. Si chiama broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ed è la malattia che “non esiste”, anche se ne soffrono 3 milioni e mezzo di persone in Italia. E dal 2002 al 2007, in attesa dei nuovi dati in pubblicazione a breve, i costi sanitari e sociali per far fronte a questa patologia sono quasi triplicati: da 2,4 a 5,8 miliardi di euro. A sostenere l’importanza di dare un volto a questo fantasma  è il prof. Roberto Dal Negro, direttore dall’ Unità Operativa di Pneumologia dell’Ulss 22 di Bussolengo, impegnato oggi e domani con altri 300 pneumologi provenienti da tutta Italia all’auditorium GlaxoSmithKline in un convegno dal titolo “Evoluzione nella conoscenza della BPCO per generare valore sostenibile”. “Prima di tutto sarebbe opportuno che la BPCO fosse conosciuta, altrimenti non solo non esiste ma nemmeno c’è modo di prevenire le sue esacerbazioni quando si è ancora in tempo – spiega Dal Negro. Un paio di anni fa abbiamo condotto uno studio, pubblicato dal Journal of Health Science, sulla consapevolezza della malattia. Su un campione di 1200 persone rappresentativo della popolazione italiana, è emerso che il 45% non sapeva cosa fosse la BPCO, il 40% la considerava una malattia rara, 1 su 3 pensava che di BPCO si potesse guarire con qualche settimana di antibiotici e, infine, per il 62% degli intervistati non si trattava di una patologia in grado di portare alla disabilità”.

Come si sa, o meglio: come sa chi ne è affetto, l’impatto della malattia è pesante. “E lo è peraltro – prosegue Dal Negro – sin dagli esordi: è nelle fasi meno gravi che si inizia ad assistere al maggior declino delle funzioni respiratorie ed è proprio a partire da quelle fasi che sarebbe opportuno intervenire”. In che modo? “Serve la massima collaborazione con la medicina del territorio, Nel 70% dei casi i sintomi sono infatti suggestivi fin dalle fasi precoci, soprattutto alla luce dei noti fattori di rischio (abitudine al fumo, rischi lavorativi, rischi ambientali). Sono questi le fasi in cui è da consigliare l’esecuzione quantomeno di una spirometria. Sono inoltre disponibili, a costo zero, questionari semplici, specifici e validati, utili a valutare istantaneamente lo stato di salute respiratoria del soggetto che abbiamo davanti. Certo non si può dire che la sola spirometria sia sempre sufficiente per arrivare alla diagnosi, così come non lo è del resto un elettrocardiogramma per stabilire una patologia cardiaca. Occorre logicamente l’intervento dello specialista. Oggi però vediamo che una persona su 3 che si presenta al pronto soccorso con una BPCO non solo non ha fatto la spirometria ma la BPCO non era nemmeno stata diagnosticata”. Nel frattempo la BPCO si avvia a diventare tra dieci anni, più o meno in silenzio, la terza causa di morte sul pianeta: oggi è la sesta. Identikit di una malattia  La BPCO è una condizione patologica che racchiude in sé diverse malattie, le principali sono bronchite cronica ed enfisema polmonare. Si manifesta con ostruzione bronchiale, distruzione del tessuto polmonare, infiammazione, alterazione della capacità di clearance delle vie aeree. Secondo le statistiche ne soffrirebbe il 6% della popolazione generale: dei 3  milioni e mezzo di italiani con il fiato corto 60 mila circa vivono a Verona. “Si tratta di una patologia evolutiva – spiega Dal Negro – che progredisce nel tempo e dura molti anni, perlomeno 25-30 se si considera che i segnali di esordio si manifestano già a 50 anni. E’ una malattia che negli ultimi dieci anni del suo decorso può diventare insostenibile, sia per il paziente, per le frequenti riacutizzazioni, le ospedalizzazioni, fino ad arrivare all’invalidità, sia per il servizio sanitario”. Eppure, come si è visto, basterebbe poco per invertire la tendenza.

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