“SALVA ITALIA” O “STROZZA VENETO”? MANOVRA INUTILE E RECESSIVA- ECCO COME TAGLIARE LA SPESA GARANTENDO AUTONOMIA LOCALE

di admin
Una manovra che complessivamente sta pesando su famiglie e imprese per 1,6 miliardi di euro (320 euro procapite), dove il Veneto fa la parte di Atlante sulle cui spalle poggiano i decreti “Salva Italia”. IMU, Irpef carburanti, pensioni, Enti locali, Iva, crediti dalle banche: la stretta è in tutti i settori con una spinta centralista…

A dimostrarlo, avvalendosi di uno studio di Plancia© su dati ufficiali, è il Centro studi della Lega Nord del Veneto, che ha analizzato voce per voce le misure adottate dal Governo, con un occhio particolare agli effetti sul tessuto sociale e il sistema imprenditoriale locale. “Si tratta – spiegano il capogruppo Federico Caner, il senatore Paolo Franco e l’assessore al bilancio Roberto Ciambetti – di un impatto devastante, che strozza di più chi più ha sempre dato e non ha margini per ulteriori tagli. Per il Veneto, avremo 197 milioni di maggior tassazione alle imprese per l’IMU, 253 milioni dalle famiglie per l’imposta sulla prima casa, 208 milioni di aumento dell’addizionale Irpef, 293 milioni di aumenti IVA, 360 milioni di accise sui carburanti, 125 milioni dalla mancata indicizzazione delle pensioni, 147 milioni di tagli a Province e Comuni. Insomma, la manovra è costituita per l’80% da maggiori entrate, facendo schizzare al 44,8% la pressione fiscale sul Pil, aumentando del 55% le tasse alle aziende, ritardando la pensione per 13.000 lavoratori, riducendo del 3,2% i prestiti alle industrie e del 2% quelli alle pmi, e limitando all’1% gli interessi sulla tesoreria unica agli Enti locali. Con queste premesse, il rischio che la Manovra ‘Salva Italia’ si trasformi in ‘strozza Veneto’ è più che reale, visto che l’impatto sul PIL regionale sarà dell’1,1%”.
In aggiunta, il “conto” per le famiglie venete è salatissimo: da una simulazione condotta su un nucleo-tipo da 3 componenti e reddito complessivo di 40.000 euro annui, emerge che l’aggravio totale delle varie misure ammonta ad almeno 628 euro (vedi tab. 14 del Report). Questo alla luce dei 132 euro di maggior aliquota Irpef, dei 150 euro di Imu prima casa, dei 141 euro di aumenti Iva, dei 205 euro di incremento delle accise sui carburanti.
IMU – Per le imprese venete (vedi tab. 4) il gettito minimo della nuova imposta è stimato in 557,1 milioni, ma è destinato ad aumentare se i Comuni decideranno di applicare un’aliquota superiore allo 0,76%. Rispetto alla vecchia ICI, il maggiore esborso è di 197 milioni (+55% con picchi del 90% per negozi e uffici), anche a causa delle rivalutazioni catastali. Spettando allo Stato il 50% dell’imposta, dal Veneto scenderanno a Roma 279 milioni. I rincari non risparmiano nemmeno il mondo dell’Agricoltura: coi nuovi moltiplicatori e l’annullamento degli sgravi d’imposta, per un terreno ciò si traduce in un aggravio di oltre il 500%, ovvero 6 volte la vecchia ICI (vedi tab. 6). Per le famiglie venete (vedi tab. 5), considerando già gli sconti per i figli under-26, l’esborso complessivo sarà di 253 milioni, stimati sul gettito Ici delle prime case nel 2007.
ADDIZIONALE IRPEF – L’aumento dallo 0,9% all’1,23% dell’addizionale regionale, destinata al finanziamento della Sanità, costerà al Veneto 208 milioni di euro, cioè 75 in più l’anno per contribuente (vedi tab. 7). “Le Regioni – spiegano Caner e Ciambetti – non vedranno però nemmeno un euro in più, poiché il Governo dispone la riduzione di pari importo dei trasferimenti statali alla Sanità. Nei fatti, il Veneto è obbligato ad aumentare la tassazione per vedersi privato delle risorse”.
IVA – Dal 1° ottobre le attuali aliquote verranno aumentate di due punti, passando al 12% e al 23%, con un aggravio sul Veneto di 293 milioni di euro. “Per una famiglia tipo – dichiara Franco – si tratterà di maggiori esborsi per 141 euro nell’ultimo trimestre 2012, e di 564 se le aliquote dovessero essere conservate per tutto il 2013” (vedi tab. 8).
CARBURANTI – “E’ un ‘bancomat’ per il Governo – prosegue Franco -, che aumenta le accise e il prelievo Iva in valore assoluto (vedi tab. 9). Ogni 1.000 litri di benzina consumata oggi si spendono 91 euro in più di accise e 31,64 di Iva. Da gennaio ad oggi, questi aumenti hanno prodotto maggiori costi a famiglie e imprese per 89,8 milioni, con una stima per il 2012 di 360 milioni (73 euro pro capite)”.
PENSIONI – Una parte rilevante dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni si trova in Veneto (210.000, il 7,8% del totale nazionale); nel 2012, per effetto delle nuove norme sull’anzianità di servizio, dovranno rimanere al lavoro 13.077 soggetti (2.900 donne), numero che salirà a 34.343 nel 2013 (13.168 donne) e a 40.181 nel 2014 (11.364 donne). Il Veneto è la terza regione per numero di lavoratrici che dovranno “pazientare”, dietro a Lombardia e Piemonte  (vedi tab. 10), e questo rappresenta oltretutto un problema sociale. Il blocco delle rivalutazioni a danno dei pensionati anche veneti (ne saranno coinvolti 1.449.474, il 7,9% del totale nazionale) comporterà nel nostro territorio un risparmio di 125 milioni per l’Inps e la conseguente perdita del potere d’acquisto di fronte all’inflazione.
ENTI LOCALI – “E’ evidente la volontà di svuotare il processo di attuazione del Federalismo fiscale – dichiarano i leghisti -, poiché per il 2012 il Governo taglierà risorse agli Enti locali per 1.865 milioni (v. tab. 13). Il taglio peraltro non sarà effettuato in maniera proporzionale ma sulla base del gettito territoriale dell’IMU: saranno così ulteriormente penalizzati gli Enti che hanno meno evasione e maggiori valori patrimoniali”. In Veneto saranno decurtati a Comuni e Province 147 milioni, pari a 30 euro per abitante (v. tab. 15), rendendo quasi obbligata ai nostri Enti locali la decurtazione di servizi o l’aumento delle tasse. Con la Tesoreria unica Regione, Province e Comuni subiranno la differenza tra i precedenti interessi offerti dalle banche locali (2%-4%) e quello attuale della Banca d’Italia (1%).
CREDITO E BANCHE – Nel secondo semestre 2011, l’ammontare dei prestiti dalle banche alle imprese con oltre 20 addetti è diminuito del 3,2% (Italia -1,8%), e quelli alle aziende con meno di 20 addetti sono calati del 2% (v. tabb. 11 e 12). “Lo sforzo per garantire liquidità alle imprese – dice Franco – attraverso il protocollo tra governo, ABI e imprese, non risolve il problema della contrazione del credito. Nella seconda parte del 2011, la crescita dei prestiti alle famiglie è stata solo dello 0,9% a fronte dell’1,8% del 2010. Se consideriamo che l’aumento generalizzato dei prezzi è stato dell’1,6%, la variazione vera del credito concesso alle famiglie è negativa (0,7%)”.
“La prima soluzione che dovrebbe adottare questo Governo, come aveva iniziato a fare quello precedente – ha concluso il Segretario nazionale della Lega Gian Paolo Gobbo -, è il taglio immediato della spesa pubblica. Va rilanciato per questo il vero federalismo fiscale, che riduca le uscite a livello centrale e potenzi l’autonomia dei territori per non mantenere la mala Italia. Per noi questo Stato è già fallito, perché oggi piace solo a chi vuol continuare ad imbrogliare, mentre chi ben amministra ed ha i conti in regola avrà sempre meno. Il mio pensiero, in questo, va anche agli imprenditori suicidi, che hanno scelto di togliersi la vita con in tasca i crediti dello Stato”.

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