“Fisco oppressivo e invadente: concreto rischio privacy per i cittadini”.

di admin
Il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti ha forse colto l’occasione del termine del proprio mandato per esprimere la propria opinione in merito alle modalità di controllo e acquisizione di informazioni sui cittadini.

Finalmente una voce, come si suol dire, fuori dal coro. Se anche il Garante afferma che non è più possibile garantire un alto livello di protezione dei dati personali forse significa che qualcosa di errato nel sistema c’è!
Spesometro, tracciabilità dei pagamenti, redditometro, comunicazione dei dati finanziari, comunicazione di beni intestati a società concessi in godimento ai soci, tutto questo per quale motivo? Per combattere e prevenire l’evasione. Ma siamo sicuri sia la strada e la metodologia corretta?
Si è istaurato un principio errato per il quale siamo tutti considerati evasori a priori e al fine di arginare questo status vengono imposte a imprese e contribuenti misure di dubbia utilità.
In verità le idee di chi si ingegna per attivare queste misure sembrano un po’ confuse.
Ad esempio, per un adempimento facile facile come la pec – posta elettronica certificata – per le imprese, in primis fissata una scadenza, con relativa sanzione nel caso di ritardo, si è assistito ad una proroga di un paio di mesi, ad un’ulteriore proroga ed alla abolizione della sanzione. Ma che senso ha una scadenza senza sanzione?
Per di più alle leggi italiane servono dei decreti attuativi, ai quali servono circolari interpretative, emanate le quali rimangono soltanto grandi dubbi su cosa sia lecito e cosa sanzionabile. Vogliamo andare avanti così? Non è che forse a farla troppo complicata non si va da nessuna parte?!
Rimediare altrove no? Ad esempio, i partiti politici italiani tutti ricevono rimborsi elettorali per più di € 450.000 a fronte di spese che non arrivano nemmeno alla metà. Soldi pubblici che diventano privati, utilizzati per finanziare attività private o investiti all’estero.
Dalla Sicilia alla Lombardia l’utilizzo del denaro pubblico è svariato: nel primo caso, ad esempio, € 350.000 in un paio d’anni per buffet e nel secondo invece € 150.000 per foto della giunta.
La vera beffa? Esistono anche consulenze esterne pagate a esperti in “rane verdi” e consulenti per il risparmio.
Ciò detto, siamo sicuri di voler proprio tutti versare l’IMU?!
Provvedere a eliminare prima questi sprechi, noti alla cronaca, è doveroso e facile facile, più di una pec, bisogna semplicemente volerlo!

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