ANCORA BUIO PROFONDO SULL’ECONOMIA VENEZIANA

di admin
Mentre 15 aziende hanno esaurito la cassa integrazione straordinaria, producendo nuovi ingressi nelle liste di mobilità e una crescita della cassa integrazione in deroga, altre 20 unità produttive hanno dichiarato lo stato di crisi nel mese di gennaio in provincia di Venezia. A febbraio si fa il bis, con altre 15 imprese che hanno esaurito…

“Il trend – dice il Segretario Generale della Cgil di Venezia, Roberto Montagner – è spaventoso, peggiore rispetto a un anno fa. L’aumento delle crisi aziendali è del 20% rispetto a gennaio 2011 ed il numero di lavoratori coinvolti cresce addirittura del 69%, a conferma che le riduzioni di organico sono più radicali rispetto ai primi anni di crisi e che ad essere coinvolte sono sempre più le aziende di maggiori dimensioni.
Difficile vedere una luce in fondo al tunnel a fronte delle stime al ribasso sul Pil in Europa e alle previsioni negative che riguardano lo specifico della provincia.
Del resto tutti gli indicatori relativi al mercato del lavoro sono sconfortanti. A gennaio i nuovi ingressi nelle liste di mobilità sono stati  966, con un incremento medio del  25% su gennaio 2011 che sale al 37%  nelle imprese con più di 15 addetti.
La cassa integrazione nel bimestre gennaio-febbraio 2012 (con un totale di 2.695.045 ore) cresce del 29% rispetto a 12 mesi prima ed avanza (+21%) anche rispetto al bimestre novembre-dicembre 2011.
Il particolare incremento del segmento di cassa integrazione in deroga del mese di febbraio (611.227 ore) rispetto a gennaio (330.276 ore) deve particolarmente preoccupare poiché rappresenta l’ultima spiaggia per aziende in crisi da anni che hanno già esaurito la cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria. A differenza dei periodi successivi, infatti, nei primi mesi dell’anno la quasi totalità delle imprese artigiane (maggiori fruitrici di questo ammortizzatore) non ha accesso alla cassa in deroga ma ricorre ad altri strumenti ed è perciò evidente la particolare sofferenza delle grandi industrie rilevata da questo dato.
In una provincia che dall’inizio della crisi ha perso oltre 12.000 posti di lavoro, pari al 6% degli occupati dipendenti, si rischia ora una nuova pesante ondata di licenziamenti che avrebbe un effetto particolarmente deprimente sul tessuto economico e sociale.
Il precipitare della situazione lo stiamo toccando con mano in questi giorni in cui vediamo chiudersi uno ad uno spiragli aperti con fatica per fronteggiare importanti crisi aziendali, mentre l’unico elemento che avanza è l’ aumento delle richieste di crisi. Ciò significa che la politica dei due tempi non paga così come non dà risultati un’ azione volta unicamente ad inseguire i singoli punti di difficoltà.
Occorre una vertenza generale e strumenti solidi ed efficaci da spendere nell’area, a partire da Porto Marghera, per rilanciare la ripresa produttiva.
E’ indispensabile ricomporre le vertenza Marghera, riconducendo ad un unico tavolo le crisi aperte e dando corpo a quegli strumenti (accordi di programma, dichiarazione di area di crisi, ecc) che già abbiamo acquisito. Le Istituzioni, le forze politiche e le stesse forze sociali ed imprenditoriali devono dare un segno di vita smettendola di parlare d’ altro. La Cgil propone la rapida convocazione di un incontro di cui si facciano promotrici le Istituzioni locali”. 

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