Giovani di Coldiretti da tutto il Nord a convegno a Verona: entusiasmo, grinta e voglia di operare, per dare vita all’agricoltura.

di admin
Salone affollatissimo alla Gran Guardia, il pomeriggio del 28 febbraio 2012, in occasione dell’Assemblea di Coldiretti “Giovani Impresa” del Nord-Italia, aperta dal sindaco, Flavio Tosi, dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e dal presidente di Coldiretti Veneto, Giorgio Piazza. Se Andrea Farinet ha coordinato i lavori, immettendo nei presenti fiducia ed ottimismo, entusiasmo, grinta…

            Diversi i problemi evidenziati dagli oratori, tutti grandemente entusiasti della loro attività e del loro impegno, con apporti che meriterebbero d’essere minuziosamente elencati e discussi, perché veramente sentiti e vicinissimi alla vita agricola d’ogni giorno.  La quale, in Italia, genera una produzione del valore di 30 miliardi l’anno, ma che al consumatore costa 200 miliardi di euro, con relativo danno, che diventa ancora maggiore, se si mette in conto il fatto che, dal 1965, il potere d’acquisto delle famiglie italiane si è dimezzato. Il fatto è che, oggi, 170 miliardi (200-30) di euro, come accennato, entrano nell’economia dell’offerta. L’agricoltura è un settore di primaria importanza, perché produttore di ogni bene per la vita, ma non guadagna come guadagnano altri settori economici, come, ad esempio, banche, servizi, ecc. Per fortuna esiste “Coldiretti” – agricoltori che lavorano in proprio –  un’Organizzazione che, per peso, in sedenazionale, viene dopo la Presidenza della Repubblica e la Giustizia… e che, con la sua attività, tutela in ogni campo l’agricoltore, senza del quale, non vi sarebbe alimentazione. Quanto alla PAC – normativa europea agricola – essa è sì garante del mondo agricolo, ma va,   migliorata.
        I giovani delegati regionali di Coldiretti sono soddisfatti dell’azione della loro Organizzazione, attiva e concreta, che mira ad una sempre maggiore occupazione, dignitosa, in campagna; si domandano i giovani se i disastri, verificatisi in Liguria, non potevano essere evitati, sottraendo meno suolo all’agricoltura e avendo più attenzione per l’ambiente, la cui terra dev’essere lasciata all’impresa agricola, che la custodisce, appunto, con l’azione benefica degli stessi giovani agricoltori; si chiedono, giustamente, i giovani della campagna, chi mai potrebbe seguire le sorti del territorio, quali sentinelle attive ed attente, se non loro stessi, con la loro presenza; lo Stato dovrebbe aiutare di più l’agricoltura, particolarmente, le piccole aziende, condotte da giovani, in fatto d’imposizione fiscale; i giovani credono nell’impegno in agricoltura – vivono nel difficile, ma con speranza, senza pensare all’impossibile posto fisso – anche come opportunità di lavoro, tanto è vero che essi sono in aumento nel settore, che da esclusivamente agricolo, diventa, come s’è detto poc’anzi, di seria ed utilissima custodia del territorio; per tale motivo, diversi essendo i nuovi compiti in agricoltura, il giovane dev’essere ammesso e deve introdursi in ogni trattazione in ordine all’innovazione sui temi dell’alimentare (con la sua domanda anche internazionale), del territorio e della ridistribuzione dei finanziamenti fra le varie agricolture dell’Unione Europea, il tutto con meno burocrazia (per adempiere alla quale, un agricoltore italiano si trova impegnato per un mese all’anno); i contributi europei vadano a chi lavora la terra per professione e non a chi ne dispone senza farla fruttare o  trascura il territorio; occorre una filiera, in fatto di reddito, più corta e più veloce, facendo in modo – grande affermazione! – che l’azienda agricola possa stare al più presto nel mercato, con il suo ruolo strategico in economia, senza contributi comunitari; per realizzare tale buona volontà, bisogna sottoporre apertamente,  dettagliatamente e rapidamente a Governo italiano e all’Unione Europea le esigenze dell’agricoltura nostrana,  per cui i giovani in agricoltura, devono conoscere a perfezione la regole che li riguardano, individuare quali sono le effettive necessità, per ottenerne il meglio e ridare reddito alla lavorazione del suolo: ciò ricorrendo all’informatica, all’aggiornamento, allo studio delle normative; il sistema creditizio abbia fiducia nei giovani agricoltori, che garantiscono buon senso e tenacia, nel rispetto degli impegni, conceda credito, per lo sviluppo…; i giovani agricoltori, non hobbysti, ma professionisti, prendano personalmente parte a tutto quanto di organizzato tutela i loro interessi, per diventare protagonisti della tutela di se stessi; i giovani di Coldiretti sono pronti a sacrifici, a guardare all’agricoltura non egoisticamente, ciascuno per se stesso, ma nel suo complesso imprenditoriale; se Coldiretti sta attuando corsi di formazione – è in via di costituzione  apposito master in fatto di agricoltura – il giovane agricoltore andrà via via assumendo competenze anche di grande operatore ambientate e, indirettamente, anche sociale, cosciente del fatto che vuole rinnovare se stesso e, indirettamente, per il settore di propria competenza, il Paese.
          Alla domanda, se l’Italia, con il suo più che miliardario debito pubblico, ma anche con le sue mille caratteristiche positive, derivanti dalla buona amministrazione privata, pure in campo finanziario, possa fallire, Vittorio Sangiorgio ha risposto, dinanzi ad una platea di gente di massima buona volontà e cosciente del proprio compito, che l’Italia non fallirà, perché ci sono i giovani!  Affermazione a dire poco commovente e, al tempo, convincente, perché è caratteristica dell’agricoltore quella dell’umiltà, unita tuttavia alla grande volontà di tenacia e di sacrificio, tre voci che, assieme alla grinta giovanile, emersa nell’incontro alla Gran Guardia, sono garanzia di progresso per l’agricoltura e per l’agroalimentare italiano, che dànno da soli, ripetiamo, 30 miliardi di euro al Pil. Miliardi, che dovrebbero dare più reddito a chi lavora la terra e consentire minore costo al consumatore, il quale, a tale scopo, ha oggi a disposizione, per iniziativa di Coldiretti, i negozi di “Campagna amica” ed i mercatini a “km 0”.
       L’agricoltura ed i suoi giovani vanno aiutati: alimentano il Paese e sono sentinelle di guardia, che vigilano sul territorio!
   

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