“Per il futuro servono investitori in cultura, non serve la parola sponsor o mecenate

di admin
Roberto Cecchi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al 2° Summit "Arte e Cultura" del Gruppo 24 Ore: "Per il futuro servono investitori in cultura, non serve la parola sponsor o mecenate". Asproni, Fondazione Industria e Cultura: "La cultura è sviluppo economico. Manifesto del Sole un punto di partenza" Successo di pubblico in…

E’ stato il Manifesto della cultura lanciato dal Domenicale del Sole 24 ORE lo scorso 19 febbraio a tener banco al "2° Summit Arte & Cultura" del Gruppo 24 ORE che si è tenuto oggi a Milano con un grande successo di pubblico: oltre 600 partecipanti in sala, più di 1.500 accessi allo streaming online sul sitowww.ilsole24ore.com e primo dei trending topics italiani di Twitter.
A presentare i 5 punti del Manifesto per la cultura – un vero e proprio appello al Governo perché metta la cultura al centro della propria azione per il rilancio economico del Paese – è stato Armando Massarenti, Responsabile dell’inserto culturale del Sole 24 Ore "Domenica", che ha spiegato come una «Costituente della Cultura» sia "un’azione assolutamente necessaria perché senza cultura non c’è sviluppo. Dove per "cultura" deve intendersi una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza. E per "sviluppo" non una nozione meramente economicistica, ma la capacità di valorizzare i saperi, di guidare il cambiamento".
Massarenti ha poi raccontato l’eco riscosso dall’appello del Sole 24 Ore, sottoscritto da più di mille firme fino a ieri, molte delle quali illustri. Altre adesioni sono arrivate in diretta al Summit Arte&Cultura dove il Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Roberto Cecchi ha aperto il suo intervento dichiarando: "Io sottoscriverei il "Manifesto della Cultura" del Domenicale parola per parola; parla addirittura il linguaggio dei beni culturali. Ci sono delle culture che si stanno veramente avvicinando ed è una rarità perché a discutere di questi argomenti negli ultimi trent’anni erano due sponde contrapposte." Ha poi proseguito: "Il futuro del paese è un rapporto sano e sincero tra pubblico e privato: non serve le parola sponsor o mecenate, serve altro. Vorrei che avessimo come punto di riferimento per il futuro gli investitori in cultura, non più i mecenati e gli sponsor."
Cecchi ha poi concluso il suo intervento sottolineando: "Abbiamo un patrimonio che ha il carattere della diffusività sull’intero territorio nazionale in maniera forte, sistematica, capillare; 424 musei per 37 milioni di visitatori l’anno ma il 50% dei 37 milioni di visitatori va solo in 8 musei; stiamo facendo l’esatto contrario di ciò che serve: abbiamo un territorio a maglia ma stiamo polarizzando l’attenzione su alcuni soggetti e non su altri. Ecco dove viene la necessità di una riflessione: al mondo dell’imprenditoria va chiesta una collaborazione di crescita e valorizzazione di ciò che abbiamo nella sua interezza."
E’ poi intervenuta Patrizia Asproni Presidente Fondazione Industria e Cultura: "Il Manifesto della cultura pubblicato da "Il Sole 24 Ore Domenica" è un salto antropologico: i due comparti finalmente stanno dialogando. La cultura è sviluppo economico: l’industria è cultura. Penso che il Manifesto del Sole sia un punto di partenza. Mi sono ritrovata molto in questa ricerca, è aumentata la partecipazione dell’impresa alla cultura. Il Territorio è fortemente connesso alla valorizzazione del patrimonio culturale. Abbiamo bisogno delle istituzioni. I finanziamenti in Europa sono altrove oggi. Questa è la vera collaborazione pubblico privato, ecco perché Confindustria ha creato una associazione non profit."
Dell’importanza del Territorio parla anche Antonio Scuderi, Amministratore Delegato di 24 ORE Cultura e Alinari 24 ORE: "Non ci sono state politiche organiche per l’organizzazione culturale neanche nell’agenda di questo governo. Non c’e questo tema. Se si riposiziona questo Paese non si può dimenticare il comparto culturale, uno dei nostri maggiori vantaggi competitivi. Il comparto culturale deve diventare un’industria, che è una scommessa reale. Bisogna che si trovino forme più innovative di finanziamento al pubblico. La scommessa vera è sui territori, il capitale culturale è sui territori e qui si deve favorire la proliferazione di progetti costruiti in partnership con le aziende, l’unico modello efficace di valorizzazione del capitale culturale. Le imprese culturali vanno sostenute e agevolate con tutti gli strumenti fiscali e normativi. Tutte le forme di collaborazione e di partnership della cultura devono essere favorite a livello fiscale."
Al sottosegretario Cecchi che aveva invitato a non usare più la parola mecenati, ma "investitori in cultura" ha replicato durante il Convegno Franco Duc Responsabile Direzione Comunicazione Cariparma Crédit Agricole: "Dunque Mecenati o mercanti? Non siamo né l’uno né l’altro, ma siamo convinti che l’arte sia un patrimonio che arricchisce tutti anche economicamente e perché può – con i suoi valori e la sua bellezza – trasmettere idee importanti. Quando faccio vedere le nostre carte di credito all’estero con le immagini dei grandi pittori italiani, mi dicono "Chapeau"."
 

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