La crescita e la finanza

di admin
Siamo ancora in attesa che il governo Monti affronti la fase della crescita, quella che doveva venire per prima e passa per ultima, dopo manovre libertarie e liberatorie come quella del salva carceri. La crescita in un Paese viene dallo sviluppo degli investimenti, gli investimenti di medi e lungo periodo sono frutto di risorse dirottate…

 Del secondo  pilastro meglio non parlare, la cultura generalizzata  non  è più  faccenda dell’Italia, tutti  vogliono soldi subito, la cultura è stata  dai vari Governi zittita e solo con l’accisa  sulla benzina  si  sono trovati i fondi  per la cultura spettacolare, non per quella  fatta di  ore di studio e di ricerca infruttifera. In compenso si sono  trovati i soldi per la finanza. Questo di per sè, in un’economia  in cui gli ingranaggi funzionano  molto per far ripartire l’economia, ma nel sistema italiano ingessato da  mille lacci e lacciuoli e da stipendi  dei manager bancari che fanno  inorridire  gli altri salariati, non  è  proprio  il  miglior sistema per iniziare a far ripartire la crescita.  Salvate le banche , si è salvato  l’intermediario della salute, nella metafora il medico è guarito  ma intanto  è morto  il paziente. Le aziende italiane  non possono produrre, troppi costi, troppi  carichi  per la sicurezza, sociale  e formalmente  operativa,  troppi adempimenti  e lungaggini per avere  il parere di uffici che  vivono  solo in funzione delle loro funzioni, autoreferenziali al massimo, ed un  fisco da sceriffo di Nottingham. La crescita si fa a partire dall’investire soldi nelle aziende italiane e proteggendo il mercato  delle aziende, quello interno e quello estero, da prodotti  sottocosto ( che fanno credere al consumatore di essere ricco), e detassando chi investe.  Monti  farà questo, vedremo!

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