Circolare n. 2: divieto del cumulo di incarichi nel settore finanziario

di admin
Assonime, con la Circolare n. 2 del 2012, commenta l’articolo 36 del decreto “Salva Italia” che ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di incompatibilità per titolari di cariche e funzionari di vertice di imprese e gruppi di imprese nel settore finanziario.

La disciplina riguarda i titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e i funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari. A questi soggetti è vietato “assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti”. Per concorrenti si intendono le imprese o i gruppi di imprese tra i quali non vi sono rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 7 della “legge Antitrust” e che operano negli stessi mercati del prodotto e geografici.
I titolari di cariche tra loro incompatibili possono optare per una di esse entro il termine di novanta giorni dalla nomina. Se non rispettano il termine, decadono da tutte le cariche incompatibili. In sede di prima applicazione l’opzione tra le cariche può essere esercitata entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione (28 dicembre 2011) quindi entro la fine di aprile 2012.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato negli ultimi anni ha ripetutamente richiesto misure volte a impedire i legami personali incrociati, che danno luogo ai cosiddetti interlocking directorates, nel settore finanziario. Nella prospettiva antitrust, la preoccupazione è che forme di interlocking directorates possano indebolire la concorrenza.
Assonime nel documento approfondisce la ratio della disciplina e discute le principali questioni interpretative aperte. Assonime suggerisce un approccio di tipo sostanziale, incentrato sulla rilevanza dei problemi concorrenziali che possono sorgere nei mercati del credito, assicurativi e finanziari dalla configurazione della corporate governance. In quest’ottica, Assonime auspica l’emanazione da parte delle autorità settoriali competenti di linee guida congiunte volte a individuare le ipotesi de minimis in cui il divieto non si applica perché è possibile escludere a priori il rischio di un pregiudizio per la concorrenza.

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