A quando la crescita? Aspettiamo l’art. 18!

di admin
Sembra stia cadendo un tabù. L’art. 18 non sarà mai e poi mai toccato nel senso da garantire la possibilità di licenziamento ad libitum. No solo per giustificato motivo! Ma già ora è così. L’art. 18 è un altro falso problema. E’ un totem da dare in pasto agli ignari operai che sentono che i…

 Come al solito  grandi, semi balle! Sta di fatto che  l’intera struttura  della legge 300 chiamata statuto dei lavoratori va rivisitata in chiave  più moderna e più globale.  Si deve  consentire alle imprese di diventare competitive  e quindi produrre ricchezza  a parità  di rischio  e mercato con le altre imprese globalizzate,  solo in Italia  il 90% e passa, di imprese è sotto la soglia fatidica dei 50 dipendenti e di queste la stragrande maggioranza è sotto la soglia dei 15, soglia  entro cui scatta l’applicazione dello Statuto.  In tal modo le imprese  non avendo la forza  di competere con le altre  aziende  lavorando sui profitti  di scala ( che consentono  di  ridurre i costi e quindi i prezzi, mantenendo  una piccola  marginalità che fa rendere l’impresa), licenziano con giusta causa, lasciano a casa  giovani e meno giovani. Ora un  esempio lampante  è la Fiat che non  reggendo  più la struttura dei costi imposti dall’Italia (parlo di costi sociali, dove una minoranza di lavoratori accaniti costringe l’azienda a chiudere lo stabilimento)  trasferisce gran parte delle proprie produzioni  all’estero così si garantisce  simpatia dal mercato ( non  è un  invasore) e  marginalità. Marchionne ha fatto due conti  ed ha lasciato la Confindustria e le sue  contumelie da parastato.  Altro esempio sono  le migliaia  di posti di lavoro che imprenditori italiani creano  fuori dell’Italia, con soldi  di risparmiatori italiani perché il costo del  lavoro  e delle tasse, dirette ed indirette, non garantisce più.  E quindi  si licenzia, o se va bene  non si assume, e poiché i lavoratori  piano piano  escono, gravando sulle piccole e medi e imprese , che non hanno la struttura per uscire  nel mercato  mondiale, si crea un percorso  vizioso che  rende  sempre meno competitivo  tenere questa struttura  di stato sociale.  I capitali, nell’euro, liberi di viaggiare, incitati a viaggiare puliti fuori dall’Italia e coccolati in Europa,  vanno  in paesi ove le condizioni sono  accettabili  ( ad es. la Tanzania) e  li  proliferano e prolificano  lavoro.  Se questa storia non finisce presto,  se il governo  non  riesce  dopo ripetute  bastonature a creare le condizioni di crescita, intervenendo, sul mercato  taroccato  da leggi quali  lo statuto dei lavoratori  ormai anacronistico  e altre leggi che favoriscono l’invasione del  mercato italiano da parte  di partner  molto interessati a spartirsi la torta Italia,  l’intera struttura  economica italiana collassa e resteranno  in piedi solo gli antichi  stelloni  ( turismo  e pizza) mentre il Paese piomberà in un medioevo economico  fatto di scannamenti  locali tra i potentati a cui il singolo cittadino potrà dire come al solito, soltanto: Io spero che  me la cavo!

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