Inaugurato a Verona il 15°Congresso Internazionale sulle malattie respiratorie

di admin
Scoperta una cura per l’asma grave Grazie alla collaborazione tra ULSS della Regione Veneto e l’Università di Genova, dimostrata la possibilità che l’asma grave possa essere curata in maniera definitiva. Si calcolano siano 8 milioni i malati di asma e bronchite cronica ostruttiva.

15° Congresso Internazionale
Asma Bronchiale e BPCO
Obiettivi, Rimedi, Strategie 
Palazzo della Ragione
Via della Costa, 2 – Verona
                                                               25 – 27 gennaio 2012
Tre giornate congressuali, che vedono riuniti a Verona oltre 400 specialisti provenienti da Italia ed Europa, con un rilievo internazionale. Tra i temi trattati, di stretta attualità,
Asma,
        BPCO,
                Controllo e Management della malattia,
                              Simposi:  “BPCO: dal fenotipo al valore della terapia”,
                                        Qualità di Vita,
                                               Disassuefazione al fumo,
                                                          Il ruolo delle Istituzioni, 
                                                                  Nuovi modelli per i Centri antifumo,     
                                                                           Il problema Tosse,
                                                                     con la presentazione dei dati di un’indagine condotta in Italia.
Si è aperto davanti a oltre 300 delegati da ogni parte d’Italia e molte presenze dall’estero, presso il Palazzo della Ragione, (Via della Costa, 2),  a Verona, il 15° Congresso Internazionale dal tema “Asma Bronchiale e BPCO: obiettivi, rimedi, strategie”, organizzato dalla U.O.C. di Pneumologia dell’Azienda ULSS 22 di Bussolengo diretta dal Dr. Roberto W. Dal Negro.
Presentati durante la prima giornata di lavori, i risultati di una importantissima ricerca scientifica, forse rivoluzionaria nell’approccio e nella cura dell’asma, grazie alla collaborazione culturale e scientifica tra l’Unità Operativa di Pneumologia, ULS22, e l’Istituto Malattie Respiratorie dell’Università di Genova, diretto dal Prof. Walter Canonica. Alla base della ricerca, tutta italiana, che sarà pubblicata a breve su una importante rivista scientifica americana, Il Giornale Internazionale di Farmacologia e Immunopatologia, sono gli effetti, a lungo termine, degli anticorpi monoclonali, (sostanze che inibiscono gli anticorpi allergici Ige nelle strutture bronchiali), nell’asma grave: i pazienti possono finalmente tornare a vivere una vita normale.
«Circa tre anni fa ebbi un’intuizione sull’uso prolungato degli anticorpi monoclonali nell’asma grave che non aveva risposto finora ad alcun tipo di terapia» – spiega il Dr. Dal Negro Presidente del Congresso e Direttore dell’U.O.C. di Pneumologia dell’ULSS22 della Regione Veneto presso l’Ospedale di Bussolengo, Verona – «Tutto partì in quel periodo, quando mi chiesi: questi anticorpi, se somministrati a lungo, possono modificare la matrice delle strutture bronchiali? Ho quindi proceduto con delle biopsie periodiche, e ogni sei mesi, per avere un quadro completo sulla terapia biologica sui pazienti. Mi sono ritrovato a gestire una ricerca, la prima in tutto il mondo, che a breve sarà pubblicata su una importante rivista scientifica americana. Abbiamo scoperto che l’anticorpo monoclonale altera in senso positivo la matrice patologica della malattia. Seppur con le cautele del caso –  sottolinea Dal Negro – possiamo dire  che questa è una cura vera e propria».
Dalle ricerche, presentate oggi durante il Congresso di Verona, si calcola che il 70% di persone che si sono sottoposte a queste terapie ha migliorato la propria struttura biologica, fino alla normalizzazione. I malati possono finalmente arrivare a condurre una vita “normale”, ed i dati farmaco economici lo confermano indiscutibilmente: non si ricoverano più, non prendono più il cortisone, non sono sottoposti a visite e non prendono farmaci di emergenza. «E’ la prima volta nella letteratura medica: non era mai stata dimostrato questo tipo di effetto con questo tipo di terapia» – aggiunge il Prof. Walter Canonica, Direttore dell’Istituto Malattie Respiratorie dell’Università di Genova – «Nei prossimi mesi procederemo con altre operazioni, ancora più raffinate, di proteomica, che consiste nell’identificazione sistematica di proteine e nella loro caratterizzazione. I successivi studi serviranno a definire i tempi esatti di risposta al trattamento».
Asma bronchiale e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) rappresentano senza alcun dubbio le patologie cronico-persistenti con la maggior prevalenza ed incidenza in ambito respiratorio. Il controllo dell’andamento quasi epidemico di asma bronchiale e BPCO negli ultimi anni, sta ponendo giganteschi problemi medici, gestionali, di politica sanitaria, e socio-economici a livello nazionale ed internazionale, indipendentemente dal modello sanitario localmente adottato. Il 6% della popolazione italiana soffre di asma (quasi 4 milioni pazienti colpiti), 6% per la BPCO (altri 4 milioni), quindi parliamo di circa 8 milioni di italiani affetti da asma, da Bpco, o da entrambe.
Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la BPCO provoca 3 milioni e 280 mila morti (pari al 5,8% dei decessi), ma, in prospettiva, è destinata a diventare la terza causa di morte nel mondo entro il 2020. Anche i dati italiani sono assai preoccupanti: in Italia colpisce tra l’8 e il 12% della popolazione adulta. I fumatori sono i più a rischio: nel   20-40% questi raggiungono la malattia conclamata: in questi soggetti l’incidenza della BPCO e dello scompenso cardiaco aumenta esponenzialmente.
«Parlare oggi di Asma o di BPCO è diventato limitativo» – aggiunge il Prof. Dal Negro – «Ognuna di queste due forme morbose va declinata secondo “fenotipi”, cioè in base alle diverse presentazioni cliniche che possono assumere aspetti diversi a seconda dell’individuo, della sua struttura, della sua storia, dei diversi fattori di rischio, delle possibili co-morbilità del paziente. Inoltre, nel caso della BPCO, con questo termine si identificano di fatto diverse patologie: la bronchite cronica, l’enfisema, l’ostruzione bronchiale cronica. Ognuna di queste forme ha in realtà caratteristiche strutturali (anatomo-patologiche), fisiopatologiche  ed evolutive diverse, e diverso è anche il loro approccio gestionale. Purtroppo, data la loro “somiglianza” in termini di sintomatologia, la loro frequente combinazione  nello stesso individuo e, quindi, la grande difficoltà nel poterle discriminarle in modo preciso, vengono “per comodità” raggruppate nel termine omnicomprensivo di BPCO e viste come un’unica malattia. Del tutto recentemente, la comunità scientifica ha posto l’attenzione  sull’importanza  della diagnosi differenziale (quando possibile e per quanto possibile) di queste forme e dei rispettivi fenotipi, nel tentativo di ottimizzarne il processo terapeutico e gestionale».

Condividi ora!