Liberalizzazioni, le categorie economiche ai parlamentari veronesi:si rischiano effetti devastanti sulle Pmi

di admin
“Le liberalizzazioni rischiano di assestare un colpo mortale al tessuto delle Pmi anche nel territorio veronese, il problema reale è il potere d’acquisto delle famiglie e non l’apertura 365 giorni l’anno 24 ore su 24 delle aziende”, ha detto Arena.

                 

Importante confronto sul tema delle liberalizzazioni, questa mattina, nella sede di Confcommercio Verona nell’ambito di una tavola rotonda tra organizzazioni di categoria e parlamentari veronesi cui hanno partecipato le senatrici Cinzia Bonfrico e Maria Pia Garavaglia, gli onorevoli Antonio Borghesi, Giampietro Dal Moro, Giampaolo Fogliardi, Alberto Giorgetti e Alessandro Montagnoli e, per il mondo economico, il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena con la giunta dell’associazione, il presidente di Confartigianato Andrea Bissoli, la presidente di Cna Angiolina Mignolli, il vicepresidente di Casa Artigiani Oscar Furieri, il presidente della Liver Elvio Tumicelli, il leader degli agenti di commercio dell’Usarci Massimo Azzolini, il presidente di Federfarma Verona Marco Bacchini e il presidente di Unione radio Taxi Bruno Tacchella. 
“Le liberalizzazioni rischiano di assestare un colpo mortale al tessuto delle Pmi anche nel territorio veronese, il problema reale è il potere d’acquisto delle famiglie e non l’apertura 365 giorni l’anno 24 ore su 24 delle aziende”, ha detto Arena.
“C’è il pericolo di un’anarchia totale del mercato e ringraziando i parlamentari veronesi di aver aderito al nostro invito, chiediamo urgentemente un confronto anche a livello nazionale per scongiurare impatti devastanti sulle nostre piccole imprese”.
“Quello che serve è una reale riforma fiscale – ha proseguito Arena – evitando inoltre di accusare di evasione fiscale, facendo di ogni erba un fascio intere categorie che invece tengono alte da anni le sorti dell’economia. Ma più di tutto il Paese ha bisogno di chi sappia fare e parlare di politica, la gente è territorizzata e disorientata e ciò sta affossando l’intero sistema-italia”.
Nicola Baldo, presidente provinciale  e coordinatore regionale del sindacato energia, ha spiegato che, per quanto riguarda i distributori di carburante,  la bozza di provvedimento sulle annunciate liberalizzazioni prevede un taglio del 50% dell’obbligo di rifornirsi in esclusiva e di conseguenza una riduzione dei ricavi per il titolare fermi restando a suo carico tutti i costi operativi: “Non è pensabile che ad un’azienda vengano tolti per legge, praticamente senza possibilità di scelta e confronto metà dei ricavi ed un terzo degli asset (senza provocare il suo default; questo porterebbe alla scomparsa della figura del gestore  visto che i proprietari ricorrerebbero a contratti di associazione in partecipazione per far fronte alla nuova situazione”.
Graziella Basevi, presidente regionale di Federmoda Confcommercio ha detto che dare via libera ai saldi tutto l’anno significherebbe penalizzare ulteriormente i negozi di vicinato e che l’apertura continua dei negozi (bloccata però dal recente provvedimento della Regione Veneto) richiederebbe ulteriore reperimento di personale con danno economico al commercio tradizionale e senza benefici a vantaggio del consumatore che deve fare i conti con un potere d’acquisto sempre più limitato.
Il presidente di Confidi-Confcommercio Maurizio Danese ha sensibilizzato i parlamentari sulle grosse difficoltà di accesso al credito vissute  dalle imprese del terziario di mercato, mentre i presidenti delle categorie degli artigiani hanno sottolineato  che la vera priorità è quella di sburocratizzare e di privatizzare i grandi settori (banche, assicurazioni ed energia); evidenziate anche le gravi difficoltà del settore dell’autotrasporto. I comparti artigianali  relativi a parrucchieri ed estetisti che hanno sperimentato la liberalizzazione degli orari, sono tornati indietro perché la scelta si era rivelata anti-economica, hanno poi sottolineato i rappresentanti di settore.
Il massimo esponente dei tassisti Tacchella si è detto contrario all’ipotesi di un raddoppio del numero delle licenze frutto di un decreto senza confronto; a Verona, ha detto il numero delle vetture è più che sufficiente per garantire il servizio. In attesa di un confronto con il governo, la categoria resta in agitazione.
Il presidente di Federfarma Bacchini si è detto decisamente contrario all’ipotesi che i farmaci per i quali è richiesta la ricetta possano essere venduti anche nelle strutture della grande distribuzione e all’ipotesi di ridurre il rapporto tra farmacie e abitanti a 1 ogni 3.000, con possibilità di una seconda farmacia dopo altri 500 abitanti (attualmente in Veneto il rapporto è di 1 a 3.700). Ciò ha aggiunto porterebbe all’apertura di 78 nuove farmacie solo a Verona con uno scadimento, però, del servizio offerto vista l’elevata professionalità richiesta al farmacista.
La parola è quindi passata ai politici: l’onorevole Giorgetti ha spiegato che sulle liberalizzazioni il Governo andrà avanti sebbene i problemi prioritari siano altri, ma che è l’Europa a chiedere questi interventi; ha invitato le categorie ha produrre proposte “mitigatrici” efficaci.
L’onorevole Montagnoli si è detto convinto che le liberalizzazioni non garantiranno alcuna crescita, lamentando come questo Governo sia lontano dalle effettive esigenze degli italiani e del Paese per il 95% composto da Pmi.
Sull’importanza di una forte azione di rappresentanza a livello nazionale da parte delle categorie si è soffermato l’onorevole Fogliardi, mentre l’onorevole Borghesi ha affermato che le liberalizzazioni servono all’Italia perché solo la concorrenza genera efficienza e fa ridurre i prezzi.
La senatrice Bonfrisco ritiene che il documento del Governo contenga molte ombre e poche luci e che inoltre rincorra un modello di liberalizzazioni già superato, tanto che molti Paesi hanno già fatto marcia indietro. L’estensione indiscriminata degli orari di apertura, ha proseguito Bonfrisco, avrebbero come unico effetto quello di produrre un cattivo modello di mercato del lavoro. La senatrice si è infine schierata contro la vendita  dei farmaci da ricetta nella Gdo.
“Dopo tanto tempo, si sono oggi riuniti attorno a un tavolo categorie e autorevoli esponenti del mondo della politica”, ha concluso Paolo Arena. “Che questo, complice la crisi, sia l’avvio di un nuovo percorso all’insegna di una maggiore attenzione alle istanze della società civile e dell’economia? Noi c’è l’auguriamo”.
 

Condividi ora!