Vero oro fino il “Radicchio rosso di Verona” IGP

di admin
I giorni dal 5 all’8 gennaio sono una data importantissima per Roveredo di Guà, perché in tale periodo, da 26 anni, vi si celebra ufficialmente e con più che giustificato orgoglio la “Fiera del Radicchio Rosso di Verona”.

I giorni dal 5 all’8 gennaio sono una data importantissima per Roveredo di Guà, perché in tale periodo, da 26 anni, vi si celebra ufficialmente e con più che giustificato orgoglio la “Fiera del Radicchio Rosso di Verona”. A prima vista, l’evento, appoggiato anche dalla Camera di Commercio di Verona e realizzato con la collaborazione di molti giovani volontari, potrebbe apparire come  semplice festa locale, ma quando si viene a conoscere il grado della portata della coltivazione e della commercializzazione del “Radicchio Rosso di Verona”, ci si rende conto che festeggiare il croccante ortaggio, dalle foglie purpuree e venate di bianco, non è creare solo clima di festa e di momentanea attrazione, ma dovere di diffondere sempre di più la conoscenza ed il consumo di un prodotto della terra, che crea occupazione e ricchezza.
 Lo sa benissimo l’attivissimo sindaco di Roveredo, Claudio Cioetto, che, con il suo genio imprenditoriale, vede nel vegetale rosso, radicato nella millenaria terra del fiume Guà, grande ed ottimo supporto all’economia della sua cittadina.    Coltivare il “Radicchio rosso di Verona” non è certamente cosa semplice: è, in una parola, sacrificio, e, spesso, anche profonda delusione, se si pensa alla modestissima quotazione di mercato dello stesso, che l’agricoltore si vede riconoscere, dopo un intenso anno di lavoro. Creare Cichorium intybus L., definizione latino-scientifica per “radicchio”, significa, infatti, predisporne la migliore semente, sistemare il terreno, seminare, irrigare ripetutamente per diversi mesi, concimare, togliere erbacce, ripulire le piante raccolte, togliendo le foglie di scarto…, nella speranza di spuntare prezzi veramente remunerativi…, che, come accennato, spesso non sono tali. Al momento, il prezzo riconosciuto all’agricoltore è di circa 0,20 centesimi al kg per il Chioggia, di 0,30 per il Treviso e di 0,40 per il Verona. A dare soddisfazione all’agricoltore sono solo la quantità (il Veneto ne è il maggiore produttore in Italia con una media di 200.00 q – oltreché nel Veronese, anche nel Vicentino e nel Padovano) e la qualità del raccolto, peraltro, ufficialmente riconosciuto come “IGP”, ossia, d’indicazione geografica protetta, che costituisce un riconoscimento ed un premio alla maestosità ed alla qualità del “Radicchio rosso di Verona”.
 La “fiera”, nel caso in parola, dinanzi a tanto impegno, oltre che essere di forte supporto ad un’agricoltura, troppo, troppo poco considerata, come fornitrice di ogni bene per l’alimentazione, è anche mezzo di vendita su campione, non semplice festa, quindi, ma elemento promotore di quanto si produce e si vuole offrire al distributore ed al consumatore. Vedere qualche plateau di radicchio in un supermercato o qualche foglia di esso accanto ad una pietanza, non basta per avere una visione completa di quanto significhi “radicchio” e di quanto sia avvenuto, in lungo tempo, come abbiamo accennato, per dare forma e consistenza a tale semplice e variopinto cespo. La “fiera” presenta la realtà, il prodotto finito, e lo propone, come avviene, in gennaio, a Roveredo di Guà. Una fiera, che ogni anno appare fortemente migliorata e ben strutturata, con caratteristiche, che faranno di essa una finestra convincente sulla produzione della nostra pregiata erbacea, a livello nazionale e, perché no, o prima o poi, anche  internazionale. ll Radicchio rosso di Verona – ma, ripetiamoci, pure ! – con la fine crocantezza delle sue eburnee venature e il suo sapore leggermente amarognolo, infatti, non solo è il migliore ed il più organoletticamente saporito della specie, ma vedrà molto probabilmente una forte richiesta dall’estero, dove il “colore” di quanto appare nel piatto, è pure fattore determinante per l’occhio e per l’appetito. Certo, non tutto viene dal cielo. Per una maggiore redditività della produzione, in fase di commercializzazione, di grande importanza sono l’associazionismo cooperativistico, che va il più possibile diffuso, e la promozione del pregiato prodotto sui mercati europei, dove, abbiamo l’impressione che il Radicchio rosso meriti di vedere riconosciuta maggiormente la sua alta qualità. D’altra parte, come è ormai diffusa, su tutte le tavole dei ristoranti d’Europa, la semplice rùca, bene non si comprende perché non lo possa essere il nostro monumentale radécio ròsso… Il quale è già motivo per la preparazione di un ottimo “Amaro al  Radicchio di Verona” e di un innovativo “Radicchio rosso all’agrodolce”, cui non possiamo che augurare successo, anche come base di promozione di attività integrative, che, nel loro piccolo, possono essere il seme fecondo di promettenti sviluppi.
 A Roveredo, sono impegnate ogni anno circa 200 famiglie nella coltivazione del radicchio, la cui produzione si suddivide in Radicchio rosso di Verona (ca. 10.000 q), Radicchio di Chioggia (ca. 8000 q) e Radicchio di Treviso (ca. 5000 q). Il radicchio, appena raccolto e allo stato grezzo, viene veduto all’asta al commercio, che provvede alla pulitura, al lavaggio ed al confezionamento dei cespi. Ovviamente, con tali operazioni, che pure hanno un costo, il prezzo di rivendita raggiunge 1,40/1,50€.
 Diversi gli espositori, ovviamente non tutti provenienti dal settore agricolo, rappresentato, in particolare con propri prodotti, dalla Società Agricola “L’Orto del Nonno”, Roveredo di Guà, con verdura e frutta di propria produzione, e imponenti e numerose le macchine agricole in mostra.
        Radicchio rosso di Verona e la sua “fiera” di gennaio, con ristoranti dei dintorni, pronti ad fare assaporare il purpureo vegetale in un saporito risotto, sono motivo di diffusione di un importante prodotto di nicchia e di richiamo per l’animazione di Roveredo di Guà, noto, peraltro, anche per la sua “Patata dorata”, dal giallo lampante e dal sapore avvincente.
  

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