Verso un Banco nuovo con orizzonti credibili. Da denuncia le affermazioni di un commissario europeo.

di admin
Abbiamo il 26/11 una assemblea che creerà una nuova struttura del Banco Popolare.

C’è anche da confermare il progetto di fusione che porterà ad una riduzione delle attuali banche, da 5 ad una, con un cambio della strategia  federalista formale tempo fa adottata e, c’è da recuperare redditività e governance. Le scelte proposte all’assemblea vanno lungo questa strada. Poi,  c’è il cambio del tipo di governo, dal sistema duale si torna a  quello tradizionale. La nuova banca  sarà  ancora una struttura  che, pur in presenza di  un mercato finanziario illiquido e con  crisi di fiducia, e fermi restando  gli scenari attuali  e non altri più apocalittici, riuscirà  a produrre utili. La recente approvazione della  terza trimestrale evidenzia questa capacità reddituale che fa tornare  , se non il sorriso pieno, a consapevolezza  di una banca in fase di recupero. La banca di Piazza Nogara, si struttura per affrontare il futuro difficile ponendosi di fronte orizzonti  credibili di  difficoltà, ma di ripresa. Il quadro attuale  è sostenibile, piuttosto pare incredibile costringere il sistema finanziario italiano, e quindi anche il banco, a seguire norme anticongiunturali assurde, in quanto  non fanno altro che peggiorare la congiuntura, volute da esponenti di mercati protetti  che godono di  elargizioni  privilegiate come alcuni  settori dell’Europa. Il problema principale, ora, per il  Banco e per le altre banche italiane, è quello di  tornare a soddisfare le recenti  richieste, peraltro un po’ pazze, delle autorità monetarie europee, a partire dalla Bce, per continuare  con le altre istituzioni (incredibile, e da denuncia o comunque  a nostro avviso perseguibile, è quella del commissario danese che a mercati aperti ha invitato a disfarsi dei titoli di Stato italiani??) La necessità di raggiungere e  consolidare  i ratios europei,  cioè, in ultima analisi, il patrimonio netto della banca a disposizione per l’attività tipica, è oggi un dilemma per i vertici del Banco. La questione,   che sembrava  definita con il recente aumento di capitale di 2 MLD di euro andato a buon fine, è il cruccio principale, ora.
Ma, più che la banca che  a detta dei vertici dovrebbe riuscire a mettersi in riga senza richiedere altri  sforzi ai soci, è la situazione italiana ad essere incredibile. Sono pochi coloro che cercano di affrontare il vero tema, la gestione delle anomalie. Poiché le nostre banche, ben vigilate dalla Banca d’Italia di Draghi si trovano ora,  per effetto di una crisi importata, ad essere sottocapitalizzate,  e le intemperie finanziarie non sono ancora finite, nessuno pensa di  eliminare quella anomalia,  frutto di interferenze anomale di un mercato anomalo. E’ come se un pazzo, per di più ebbro, al volante di un’auto  pretendesse di  imporre a chi guida normalmente, di modificare il proprio  modo di  condurre un veicolo per adattarlo alla sua scelleratezza. Se nessuno  interverrà è probabile che  passeremo da  interferenze, ora carta finanziaria,  a gravi ripercussioni economiche reali, che si consolideranno divenendo  strutturali. Invece vanno anestetizzati  temporaneamente questi  valori, di carta, tenendo conto dei valori reali. E poi va evitato  lo strozzinaggio dei  fondi sovrani, e non solo,  che invece, oggi, in Italia, impera.
 Infine, ma non  ultimo, va ripensato l’approccio culturale  delle banche,. Va pensato un nuovo modo di presentare la  finanza alla società, in un mondo  multimedializzato, che comunichi, e faccia accettare, e valorizzi, il corretto  ruolo delle banche. Questa attività veniva svolta dalle banche una volta, ora  non più. Anche se sono progetti difficili e di  lungo periodo, pagano.

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