IL RISPARMIO “ASSICURATO”

di admin
Il risparmio affidato ai prodotti assicurativi è tutelato? Chi ha investito in una polizza Vita quale rischio corre con gli spread sui titoli di Stato che sembrano impazziti? Ci si può fidare della propria assicurazione?

A queste ed altre domande Federica Pezzatti, nelle pagine de Il Sole 24 Ore del 15 novembre 2011 contraddistinte dal titolo “Manuale anti panico. Difendere il risparmio.” ha tentato di trovare risposta con linguaggio chiaro e dati concreti. Ne offriamo una sintesi.
 Ovviamente non esiste una risposta univoca in quanto, in tutti questi anni, sono stati molti i diversi i prodotti collocati dalle compagnie tramite le reti di vendita: banche, agenti o promotori.
Le polizze tradizionali conosciute anche come «rivalutabili», sono quelle che danno piena tranquillità all’assicurato: indipendentemente dall’andamento dei mercati, il montante raggiunto non viene messo in discussione. I premi versati, rivalutati di anno in anno, restano garantiti agli assicurati. E i riflessi del deprezzamento dei titoli presenti nei fondi interni rimane su questo tipo di polizze, un problema delle società assicurative. I titoli inseriti nelle gestioni separate sono valorizzati al costo storico e quindi le minusvalenze si realizzano solo nel caso in cui la compagnia si trova costretta a venderli.
Anche se dal 2001 l’appeal sulle polizze rivalutabili si è via via ridimensionato a motivo del modificato trattamento fiscale ed del rendimento minimo garantito sceso dal 4% al 2%, le incertezze e le perdite patite dai risparmiatori sui mercati azionari hanno fatto riscoprire quest’anno le opportunità e i vantaggi di questi prodotti. Tra i vantaggi c’è la sicurezza di rendimenti non altissimi ma costanti. I premi netti vengono rivalutati di anno in anno e il montante viene acquisito indipendentemente dall’andamento dei mercati. Una caratteristica che, insieme all’impignorabilità, insequestrabilità e all’esenzione della tassa di successione, ha fatto la fortuna dello strumento che da inizio anno ha raccolto nuovi premi per 32,2 miliardi di euro. Nel 2010 il tasso di rendimento medio lordo ottenuto dalle 385 gestioni interne separate (gestite delle 72 compagnie italiane) è stato del 3,87%, in discesa rispetto a quello ottenuto negli anni precedenti quando si era stabilmente posizionato sopra quota 4%. Va ricordato che del rendimento annuo della gestione viene retrocesso ai possessori di polizze una percentuale (pari mediamente all’80%). Le tariffe più giovani prevedono invece di solito una decurtazione al rendimento dell’1%-1,5% a titolo di oneri gestionali. Quindi, conti alla mano, i rendimenti retrocessi e consolidati delle polizze scendono mediamente in area 3%-2,5% al lordo del fisco e dei costi iniziali. Le gestioni separate si sono confrontate con un rendimento dei titoli di Stato che nel 2010 si è assestato, secondo i dati Isvap, a quota 3,35%. Oggi i BTP sono tornati oltre area 6% (al lordo di costi e Fisco).  Dalle statistiche dell’Isvap emerge che durante lo scorso anno (2010) i gestori assicurativi hanno incrementato gli investimenti proprio sui titoli di debito governativi a prezzi decisamente superiori rispetto agli attuali. I titoli di Stato costituivano a fine 2010 il 60,51% del totale delle attività (56,34% nel 2009).
Per i numerosi assicurati le garanzie minime ci saranno comunque, anche se i BTP continueranno a viaggiare a questi mini-prezzi (a coprire eventuali minus sarà direttamente della compagnia). I titoli nelle gestioni separate sono, infatti, contabilizzati al costo storico e le minusvalenze restano latenti finché non c’è l’esigenza di venderli per fare fronte ai riscatti. E sta proprio qui il punto: se le compagnie, soprattutto quelle di bancassurance cresciute in fretta negli ultimi anni, non riusciranno con nuova raccolta a fare fronte e alle uscite di clienti, saranno costrette a vendere anche i titoli in sofferenza, realizzando minus, con riflessi negativi anche sul rendimento della gestione separata che serve a rivalutare le polizze Vita. Ragionevolmente va detto che le gestioni separate storiche, per volume e composizione dei titoli posseduti saranno meglio in grado di ammortizzare i colpi.
Non esiste comunque un fondo di garanzia come per i depositi bancari, ma va ricordato che, a differenza di quanto accade nel settore del credito, la disciplina in materia di bilanci assicurativi è ben più stringente in merito ai margini di solvibilità da mantenere. 
Ma  nel malaugurato caso di dissesto? Se finisse nei guai una compagnia (anche se gli esperti fanno notare che nel ramo Vita non sia mai avvenuta un’insolvenza), ogni comparto è a sé stante. Il comparto danni è autonomo con patrimonio esclusivo a favore degli assicurati del ramo, così pure per il Vita. All’interno del Vita con una propria ulteriore tutela c’è poi un altro comparto separato destinato ai prodotti previdenziali complementari (fondi pensione e piani di previdenza individuale) per i quali è prevista un’ulteriore garanzia di separatezza. Eventuali creditori della compagnia, anche quelli privilegiati, verranno dopo gli assicurati
Diverso è il discorso per le polizze index linked. La garanzia di restituzione del capitale alla scadenza così come quella di rivalutazione viene di solito garantita da soggetti terzi, a meno che non ci siano impegni anche da parte della compagnia Vita. Per lo più si tratta di istituti bancari internazionali e italiani. Il caso Lehman ha messo nei guai parecchi assicurati che hanno puntato sulle circa 60 index garantite da Lehman. Dopo il default della banca americana l’Isvap ha imposto con un’apposita circolare che le polizze emesse dal 2009 in poi debbano avere anche la garanzia della compagnia assicurativa che emette la polizza (oltre che del terzo garante). Quindi allo stato attuale ci troviamo con due tipologie di index: le vecchie, emesse prima di questa disposizione, dove a garantire sono solo i soggetti indicati nel contratto. Polizze nuove dove esiste una doppia garanzia (della terza controparte, normalmente una banca) e della compagnia assicurativa.
I rischi delle index linked attualmente sul mercato sono a due velocità. Esistono ancora prodotti vecchi, ante 2009, che sono garantiti di solito da una banca o da altra istituzione finanziaria, pur essendo emesse da una compagnia assicurativa. Vi sono poi polizze del nuovo corso che prevedono anche la garanzia della compagnia Vita. A gelare il settore delle index linked, un tempo fiorente ramo della raccolta assicurativa, è stata la vicenda Lehman Bros. Era la banca americana che garantiva circa una sessantina di polizze emesse da compagnie italiane. Il default si è tradotto nella trasformazione dei contratti assicurativi in carta straccia. Lo stesso vale per le numerose polizze index garantite dalle banche islandesi, anch’esse fallite, e garanti di circa una trentina di index linked emesse da compagnie italiane. La vicenda Lehman si è risolta quasi sempre con interventi risarcitori delle reti distributive e delle compagnie, sollecitate dall’Isvap. Ma, attenzione! Oltre al rischio controparte, chi deve disinvestire prima della scadenza si potrebbe trovare di fronte a dei valori di riscatto molto diminuiti (le polizze sono legate all’andamento dei mercati azionari). I valori scendono anche a causa del peggioramento del merito di credito di chi garantisce la restituzione del capitale e agli oneri talvolta previsti per uscite anticipate. Le nuove emissioni sono più tutelanti rispetto al passato, ma espongono ancora a costi elevati (intorno al 5%-6%, in buona parte retrocessi alle reti di vendita.
Diverso ancora è il discorso per le unit linked. In questo caso i premi investiti dall’assicurato, al netto dei costi, vengono convertiti in quote di fondi assicurativi che funzionano, di fatto, analogamente ai fondi comuni, con un andamento totalmente esposto alle turbolenze di mercato.
Dagli anni 2000 le compagnie – anche per diminuire i propri rischi – hanno offerto queste nuove tipologie di contratto non garantito agli assicurati. Le crisi ripetute dei mercati azionari hanno causato notevoli perdite ai risparmiatori che hanno creduto in questo strumento. Come per i fondi comuni vi sono diverse declinazioni di rischio: si va da comparti più tranquilli a comparti più aggressivi e, anche per correggere il tiro, nel tempo le compagnie hanno previsto l’utilizzo di comparti garantiti. Se la crisi ha graziato le polizze rivalutabili altrettanto non si può dire per le unit linked che sono state travolte in pieno dalla tempesta. Dati alla mano da luglio a oggi solo l’11,62% degli oltre duemila fondi assicurativi monitorati dal Sole-24Ore ha registrato una performance positiva. Ben 2.642 fondi sui (2.978 analizzati) è in rosso, con un risultato medio negativo del 5,14 per cento. Anche sulla più lunga distanza il panorama resta desolante anzi si aggrava: il 91% è in passivo (-7,38% medio) rispetto a inizio anno. Mentre profondo rosso viene realizzato mediamente a 5 anni (-10%). Le unit linked a differenza delle polizze rivalutabili hanno performance direttamente legate all’andamento dei mercati: il rischio è aperto per l’assicurato, salvo ovviamente che si tratti di prodotti con la garanzia alla scadenza.

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