Solo colpa della politica o anche responsabilità sociale ?

di admin
La legge di stabilità è stata approvata, il presidente del consiglio ha dato le dimissioni e sono state avviate le fasi di consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo. Tutto questo servirà a fermare l’attacco finanziario contro l’Italia?

La legge di stabilità è stata approvata, il presidente del consiglio ha dato le dimissioni e sono state avviate le fasi di consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo.
Tutto questo servirà a fermare l’attacco finanziario contro l’Italia?
Difficile dirlo ma la sensazione è vi siano diversi fattori in campo i quali poco hanno a che vedere con la situazione reale del nostro Paese.
La speculazione purtroppo sembra essere un gioco per pochi a discapito di molti dove a fare la differenza non sono le realtà economiche ma le voci che si rincorrono in merito ai differenti possibili scenari presunti.
Di vero c’è che il debito italiano è in buona parte in mano ad investitori stranieri e per questo motivo siamo vulnerabili sui mercati finanziari. La corsa all’acquisto dei titoli di stato da parte dei privati può sicuramente essere utile ma difficilmente può fare la differenza in ordine quantitativo. Sarebbe già tanto se ci servisse di lezione per un futuro.
Anche perché una volta superato il problema della speculazione, perché molto probabilmente così sarà, quando pochi si saranno arricchiti e molti impoveriti, fermo restando il debito pubblico la questione fondamentale rimane la crescita economica italiana.
Davvero la classe dirigente è convinta di strutturare una crescita con le manovre varate finora?
La sensazione è che questa classe dirigente sia inadeguata, ancora troppi interessi di classe da tutelare a discapito della massa.
Si parla di liberalizzazioni ma ed alla proposta di poter costituire una s.r.l. con una semplice scrittura privata senza dover passare dallo studio notarile, la classe dei notai è insorta e proposta cancellata.
Alla proposta di rendere obbligatorio il collegio sindacale soltanto per le S.p.a. non quotate con patrimonio netto o ricavi superiori ad € 1.000.000 insorgono i commercialisti, sostenendo come non sia corretto ridurre i costi di controllo delle imprese.
Liberalizzazione delle farmacie? Nemmeno a parlarne.
L’istituzione di una patrimoniale è stata più volte bocciata e non se ne comprende il motivo o forse semplicemente perché sarebbe andata a colpire gli interessi di pochi i quali, però, contano molto più di molti.
La maggior parte dei provvedimenti varati servono per consentire allo Stato di fare cassa ma sembrano aver poco a che vedere l’incentivare una crescita strutturale economica finalizzata a ridurre la dilagante disoccupazione, giovanile in particolare.
Forse è vero, come spesso si sente dire il lavoro sicuro non esiste più e può essere giusto così, sono cambiati i tempi. Ma il sistema deve diversamente consentire un maggior supporto a chi vuole scommettere su se stesso.
Un sistema bancario garante soltanto di chi in grado di fornire garanzie blocca un sistema Paese, blocca le possibilità di scalata sociale di chi con nulla alle spalle ha spirito imprenditoriale ma non le risorse finanziarie.
Un sistema fiscale e previdenziale opprimente per la piccola e media impresa, di incentivo alla delocalizzazione ed alla successiva importazione, certifica di fatto la concorrenza sleale, rappresenta un incentivo alla disoccupazione, obbliga una nazione ad importare povertà.
Lo sappiamo ma in quanti evitiamo di comprare, sebbene convenienti, questi prodotti?
Ultimamente si vedono noti spot dell’Agenzia delle Entrate contro gli evasori fiscali, a voler diffondere un messaggio corretto. Ma in quanti se non ci fanno lo scontrino, la fattura o la ricevuta lo pretendiamo, sebbene conveniente?
Non è che forse non è tutta colpa della politica, ma siamo un Paese con troppe leggi ed una scarsa coscienza sociale? La politica deve fare la sua parte, ma anche i cittadini hanno un obbligo verso il proprio Stato e verso se stessi. Del resto, fino all’altro giorno un evasore fiscale non era propriamente visto e trattato come un “parassita della società”.
In attesa dell’esito delle consultazioni, valutato il panorama politico, provata l’esperienza del presidente operaio e che forse operaio tanto non era, si potrebbe scommettere su di un operaio presidente perché chi riesce a mandare avanti una famiglia con € 1.200 al mese, non sarà forse in grado di varare una legge di stabilità, di strutturare una crescita economica, ma molto probabilmente sarà in grado di ridurre ragionevolmente la spesa pubblica eliminando inutili spese facendo fare i famosi sacrifici a chi è ora inizi a farli e non come sempre ai soliti poveri ignoti.

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