L’Italia tra fantasia e realtà

di admin
In certi momenti della vita molti hanno fatto il mestiere dell’altro e meglio. Quando gioca la Nazionale di calcio e perde, tutti si sentono allenatori esperti che meglio avrebbero disposto la squadra in campo e certo quel gol non lo avrebbero preso; così quando c’è da capire chi ha commesso un omicidio, si diventa prima…

Così accade che continuando a sentire certe storie di fantasie, ripetendole e riascoltandole, si arrivi al punto di confonderle con la realtà.
Così accade che un popolo come l’Italia si stia convincendo di non essere un Paese economicamente forte (è nel G7) e finanziariamente ricco (sui 200 Paesi più ricchi del pianeta l’Italia è nei primi 10), ma di essere ahimè! sull’orlo del baratro. Tutti oggi esperti in CDS, informatissimi sugli spread, attenti all’andamento del Bund inclini a consigliare di togliere gli investimenti dai Titoli di Stato per parcheggiarli in operazioni assai più sicure e altrettanto (magari) redditizie.
Il Giappone ha il rapporto deficit/pil pari al 200% (il nostro è del 120%), ma il debito è sottoscritto interamente dal proprio popolo che così facendo lo ha sottratto alla speculazione finanziaria. I tassi di remunerazione sono assai prossimi allo zero, ma lo spirito di appartenenza è sicuramente tale da andare oltre a questo. Vale anche per noi?
Per esempio la Francia nel rapporto deficit/pil non ha inserito il costo della spesa pensionistica e gli Stati Uniti sempre per esempio non hanno inserito le nazionalizzazioni delle grosse banche che hanno salvato.
Non ho sentito dire da nessuno, sempre per esempio, che il rapporto deficit/pil dal 2000 al 2010 per l’Italia è salito del 9% mentre quello della Francia è salito del 43,6% e quello tedesco del 39,4%, mentre la media EU17 è pari al 29,6%. Sono dati che dovrebbero farci riflettere e dovrebbero essere questi gli elementi su cui confrontarci. Stiamo giocando allo stesso gioco e con le stesse regole oppure ci sono regole che per alcuni valgono e per altri no? Aggiungo e termino. Il sistema bancario francese e tedesco detiene circa 1,2 Mld di euro del debito dei Paesi periferici. Se l’Italia andasse in default (pur non avendone i numeri) che cosa rimarrebbe del resto dei Paesi Europei? Rimaniamo pur sempre il terzo Paese per importanza all’interno dell’Unione Europea, anche se la Francia ha numeri di certo peggiori dei nostri. La Francia potrebbe essere la prossima vittima sacrificale sull’altare della speculazione finanziaria, ma forse il “Piccolo Napoleone” riuscirà, dopo aver aumentato i consensi elettorali dell’8%,  a trovare un’altra via di uscita.
A noi rimane di sentire la solita storiella di fantasia a cui oggi qualcuno (spero) crederà di meno.

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