Osservatorio sull’Euro

di admin
Proseguiamo la nostra analisi sulla crisi dell’Euro con la pubblicazione del quarto articolo.

Quel pasticciaccio brutto di Piazza Cordusio, ovvero, così fan tutte (le banche)
La grande finanza come il romanzo di un Gadda decadentista e l’allegria spregiudicata dell’operetta mozartiana al tramonto di un’epoca.
È di questi giorni la notizia che Unicredit per almeno quattro anni dal 2005 al 2009 avrebbe “raggirato” il fisco ottenendo illeciti risparmi fiscali per 350 milioni di Euro. Un’operazione complessa che non determinava alcun profitto, ma che trasformava gli interessi attivi in dividendi, riducendone la tassabilità dal 100% al 5%. Il meccanismo era stato creato in collaborazione con la banca inglese Barclays, per mezzo di opzioni su titoli in lire turche emessi da una società lussemburghese. Come nel romanzo di Gadda l’intreccio sembra una vera ragnatela creata proprio per far perdere le tracce. L’Istituto di Piazza Cordusio ora si difende dalla contestazione ribadendo in un comunicato la correttezza del proprio operato, ma nel frattempo ha definito con il fisco l’accertamento del 2005 con un versamento di quasi cento milioni di Euro.
Ma non si tratta certo di un caso isolato e Unicredit è in buona compagnia. Infatti, come Fiordiligi e Dorabella dell’operetta di Mozart, anche la Banca Popolare di Milano, Credem, Intesa, Monte Paschi, ed altre banche (si stima in due mila miliardi di Euro il valore complessivo “eroso” al Fisco), hanno ceduto alla tentazione e si sarebbero prestate ad operazioni di questa natura, grazie alla fornitura di “pacchetti di ottimizzazione fiscale” messi a punto delle britanniche Barclays e Royal Bank of Scotland o delle “integerrime” tedesche Dresdner e Deutsche Bank. Ma si badi bene che non è un vizietto solo italiano: i giornali inglesi infatti hanno riportato la notizia che Royal Bank of Scotland (ancora lei!) avrebbe evaso imposte nel suo Paese e negli USA per cinquecento milioni di sterline.
Per rimanere nel solco dello strapotere e dei dubbi sulla correttezza delle banche, si veda il caso delle obbligazioni irlandesi, che in questi giorni ha visto molte famiglie italiane perdere tutto il loro investimento. Anzi, gli obbligazionisti italiani al ritorno dalle vacanze estive hanno ricevuto d’ufficio un beffardo  centesimo di Euro per ogni mille investiti, con il beneplacito della Commissione Europea e il disservizio quando non la responsabilità delle banche nazionali. La ristrutturazione del debito di alcune banche irlandesi, Bank of Ireland, Anglo Irish Bank e Allied Irish Bank comportava infatti che i sottoscrittori di obbligazioni delle stesse banche comunicassero entro l’8 luglio la loro adesione allo scambio dei titoli con buoni dello Stato irlandese, con una perdita contenuta tra il 10% e il 25%. Diversamente avrebbero ricevuto l’importo di 1 centesimo ogni 1000 euro nominali. La questione è complicata dal fatto che l’emissione era stata a suo tempo destinata solo a banche e operatori istituzionali, ma le banche italiane avevano poi in buona parte ceduto le obbligazioni ai risparmiatori, in alcuni casi su iniziativa di questi, ma anche su “suggerimento” della banca stessa, ovvero inseriti nella gestione patrimoniale curata dalla banca. Per le banche irlandesi gli obbligazionisti risultavano essere pertanto altre banche, tra le quali le banche italiane. A queste hanno inviato per tempo l’informazione sulle condizioni della ristrutturazione sopra indicata. Le banche italiane hanno esercitato l’opzione sui titoli in loro possesso, ma nella maggior parte dei casi non hanno avvertito i clienti. Con la conseguenza che i risparmi di quest’ultimi si sono di fatto azzerati.
Sarebbe a dir poco disdicevole se, a fronte di tante risorse sacrificate dagli Stati per salvare le banche, si scoprisse che per anni le stesse banche li hanno invece frodati e che i cittadini, sulle cui spalle ricadono tutti questi oneri, non trovino nelle banche tutela e rispetto.
Andrea Zanetti – Dottore Commercialista in Verona ed esperto di internazionalizzazione delle imprese
I precedenti articoli sono stati pubblicati il 4 ottobre “L’Euro e l’Italia: quali prospettive”,  l’11 ottobre scorso “L’Euro, l’Irlanda, la Grecia. E noi ?”, il 18 ottobre “Se Atene piange Sparta non ride”.
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