La congiuntura

di admin
In Veneto si stima una ripresa dell’economia con un tasso pari al 2,2%, superiore a quello dell’intero Nord est (2,1%) e a quello medio nazionale (+1,3%).

Il risultato veneto del 2010 sarebbe attribuibile soprattutto al rilancio dell’industria manifatturiera in senso stretto, il cui valore aggiunto crescerebbe di quasi 4 punti percentuali, e al recupero di circa 1,5 punti percentuali sia del terziario che dell’agricoltura. Il settore delle costruzioni è ancora in fase discendente. Per la provincia di Verona si stima una variazione del valore aggiunto pari al +2%.
La crescita dell’interscambio mondiale ha sicuramente favorito il Veneto che consolida la seconda posizione della graduatoria regionale per valore complessivo di export (45,6 miliardi di euro, con una quota del 13,5% sul totale nazionale). Dopo la caduta del 2009, la performance dell’export veneto nel 2010, pari a +16,3% rispetto all’anno precedente è stata superiore a quella nazionale (+15,7%). L’incremento tendenziale delle esportazioni venete ha interessato maggiormente i flussi diretti verso i paesi extra Ue (+20% rispetto al 2009 e una quota regionale del 40%), con variazioni particolarmente significative verso gli Stati Uniti (+30,9%), la Cina (+49,8%), la Russia (+18,6). Nonostante le economie emergenti dei paesi BRIC rappresentino ancora per il Veneto una quota piuttosto esigua di mercato, le esportazioni venete verso quell’area manifestano incrementi consistenti: +32,2% nel 2010. La provincia di Verona rappresenta il 17,9% dell’export regionale e nel 2010 ha registrato un aumento del 15,5% della vendita delle proprie merci all’estero.
I primi dati del 2011 rafforzano i segnali di ripresa: nel primo semestre del 2011 si registra una crescita del 14% delle esportazioni dal Veneto e dell’11,3% dalla provincia di Verona.
L’offerta turistica della nostra regione ha attratto nel 2010 un numero di turisti nuovamente in crescita; un segnale positivo dopo la frenata allo sviluppo del settore, conseguente alla crisi. Numericamente nel 2010 si contano oltre 14 milioni e mezzo turisti, 600mila in più rispetto all’anno precedente (+4,6%), ripresa a cui corrisponde un aumento più blando delle presenze (+0,6%), giunte a oltre 60 milioni e 800 mila. Un segnale positivo è stato dato dal comprensorio che nel 2009 aveva mostrato le maggiori difficoltà, costituito dalle città d’arte, che riprendono il trend in forte crescita mostrato negli anni precedenti (+9,8% degli arrivi e +4,5% delle presenze). Il primo semestre ha visto, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un forte incremento degli arrivi (+10,2%) e un’importante crescita delle presenze (+6,4%).
Nella provincia di Verona, nel 2010, i turisti pernottanti hanno superato i 3 milioni e 300 mila (+5,1% rispetto all’anno precedente), mentre le presenze, risultate oltre 13 milioni e mezzo, sono aumentate del 3,7%. Il primo semestre del 2011 ha visto nel territorio veronese, rispetto allo stesso periodo del 2010, un ulteriore incremento degli arrivi (+8,3%) e delle presenze (+4,2%).
Tenendo conto del fatto che il ciclo dell’occupazione segue con un certo ritardo temporale quello del prodotto, nel 2010 il mercato del lavoro veneto risente ancora dell’influenza negativa della crisi: il tasso di disoccupazione è al 5,8%, il più elevato del decennio. Nonostante ciò, rimane tra i minori in Italia e, cosa fondamentale, a differenza di altre regioni, si tratta di disoccupati che cercano lavoro attivamente, mentre gli inattivi e, in particolare, gli inattivi scoraggiati che non cercano lavoro sono in diminuzione. Infatti, il tasso di occupazione è al 64,5% (56,9% in Italia). La situazione poi a Verona è tra le migliori in Italia: il tasso di occupazione cresce portandosi al 68,1% contro il 67,4% del 2009, il più alto fra le province venete e in ottima posizione anche nella classifica fra tutte le province italiane (tra le migliori, la sesta). Bene anche per quanto riguarda il tasso di disoccupazione che rimane invariato rispetto a quello dell’anno prima ed è pari al 4,7%, valore che porta Verona ad essere l’undicesima provincia italiana per livelli più bassi.
Ciò nonostante, la richiesta di cassa integrazione guadagni (cig), strumento a sostegno delle famiglie più in difficoltà, nel 2010 aumenta: a Verona vengono autorizzate quasi 17 milioni di ore, oltre il doppio di quelle dell’anno precedente. In linea con il dato dell’Italia e del Veneto, nell’ultimo anno la richiesta di cig ordinaria si riduce, mentre per la straordinaria si registra una forte accelerazione, determinata anche dal passaggio di diverse aziende dalla prima alla seconda. Fortunatamente i primi dati del 2011 mostrano complessivamente una diminuzione nella richiesta di cig. Precisamente, il numero di ore richieste in questa provincia, nel periodo tra gennaio e agosto 2011, è inferiore del 49% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.
Inoltre, nei primi trimestri 2011 si evidenziano segnali di ripresa: cresce l’occupazione e diminuisce il numero di disoccupati e il relativo tasso che in Veneto si attesta al 4,4% nel secondo trimestre 2011 contro il 6,3% del quarto trimestre del 2010.
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La sostenibilità economica
Nella definizione della Strategia Europa 2020, la Commissione europea designa le piccole e medie imprese (PMI), quali destinatarie principali di politiche su cui costruire un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitiva.
Le piccole e medie imprese in Veneto nel 2008 sono 406.011, escluso il settore agricolo, e raggiungono una quota pari al 99,8% dell’intero sistema imprenditoriale. La provincia di Verona raccoglie nel 2008 76.099 PMI, escluso il settore agricolo, le quali raggiungono una quota pari al 99,8% dell’intero sistema imprenditoriale veronese; le grandi imprese, nonostante non superino le 200 unità, coprono comunque il 24,5% dell’occupazione privata veronese.
Nelle trasformazioni già in atto non incide solamente la pesante crisi che ha colpito l’economia mondiale, ma anche gli allarmanti cambiamenti climatici e i gravi disastri ambientali che hanno portato a ridisegnare una nuova politica economica, più sostenibile e più verde, che cerca di coniugare la salvaguardia dell’ambiente con lo sviluppo economico-sociale e che può rappresentare una strategia di uscita dalla crisi economico-finanziaria.
Green economy è anche un nuovo stile di vita che cambia le abitudini delle persone; nascono così i green jobs, ovvero quelle professionalità in grado di contribuire alla promozione e alla tutela della qualità ambientale, favorendo lo sviluppo sostenibile.
La quota stimata di occupati potenzialmente green, che lavorano proprio in un settore verde (escludendo il settore primario), a Verona è pari al 4,2% del totale degli occupati contro il 5,2% registrato per il Veneto.
In questo momento storico l’innovazione rappresenta una strategia fondamentale per avviare le economie mature verso la ripresa e per lasciarsi definitivamente alle spalle il difficile momento di crisi che ha inciso negativamente sugli investimenti e sulla competitività.
Nel 2008 la spesa per ricerca e sviluppo in Veneto ammonta a 1.542 milioni di euro ed ha fatto registrare una variazione positiva del 24,1% rispetto all’anno precedente, a fronte di una crescita nazionale annua del 5,9%.
Le imprese aventi sede nella provincia di Verona investono in R&S oltre 230 milioni di euro. La spesa media per impresa investitrice del veronese supera il milione di euro, valore significativamente più alto rispetto a quanto investe mediamente in R&S un’impresa veneta (circa 700 mila euro).

La sostenibilità sociale
La dimensione e le caratteristiche della popolazione influenzano nel lungo periodo la sostenibilità dello sviluppo.
Da un punto di vista demografico il futuro di molti Paesi d’Europa è abbastanza chiaro: la popolazione è destinata a invecchiare. Destano attenzione alcune importanti conseguenze sociali ed economiche del fenomeno dell’invecchiamento, come l’aumento della spesa pubblica per assistenza socio-sanitaria e per pensioni.
Già difficile la situazione in Italia, che dopo la Germania è il Paese più vecchio d’Europa.
In provincia di Verona il numero di ultra 65enni è di oltre 178 mila unità, pari al 19,4% della popolazione, ed è destinato a crescere: gli anziani tra i 65 e i 79 anni aumenteranno del 40,1% da qui a vent’anni e la variazione prevista sale addirittura al 62,4% per la fascia di età dei molto anziani, ossia di 80 anni e più.
In un Paese dove la fascia giovane della popolazione è in diminuzione, gli ingressi dall’estero rappresentano un’importante risorsa per il mercato del lavoro e per la crescita demografica, contribuendo positivamente allo svecchiamento della popolazione e al recupero della natalità.
La maggior parte dei migranti proviene da Paesi con livelli di sviluppo inferiori a quelli dei territori di destinazione, in particolare proprio dagli stati africani che si affacciano sul Mediterraneo e da quelli vicini dell’area mediorientale e caucasica.
Gli stranieri residenti nella provincia di Verona sono 106.167, il 21% di tutti gli stranieri del Veneto, e rappresentano l’11,5% della popolazione.
Per uscire dalla crisi e crescere economicamente, occorre offrire uno stile di vita più sostenibile ad ogni cittadino e quindi garantire pari opportunità a tutti anche nel lavoro.
Nel 2010 la situazione a Verona è tra le migliori in Italia: la disoccupazione rallenta e l’occupazione continua a crescere; in particolare, la partecipazione lavorativa delle donne aumenta fino a sfiorare un tasso del 58% contro quello veneto pari a 53,3%.
Anche la disoccupazione giovanile presenta segnali positivi: in controtendenza con il dato medio regionale, a Verona il tasso diminuisce rispetto al 2009, registrando un valore pari al 15,8% contro il dato veneto pari al 19,1%. Rimangono, invece, accentuati i gaps fra italiani e stranieri che nel 2009 hanno un tasso di disoccupazione quasi quattro volte quello degli italiani, 12,2% contro il 3,1% rilevato fra gli italiani che vivono nella provincia.
Va da sé il ruolo fondamentale che ricoprono istruzione e formazione, così da garantire maggiori benefici e possibilità a giovani e adulti.
La popolazione veneta, in dieci anni, accresce significativamente il proprio livello di istruzione e nel 2010 il 37,1% dei veneti possiede almeno un diploma di quinta superiore; a Verona sono oltre il 41%.
Rispetto alla media regionale, è migliore anche la riuscita scolastica nella provincia: il 76,1% arriva al diploma contro il 74,3% del Veneto; in particolare, però, come per la regione, la quota per gli istituti professionali è molto bassa, appena il 62%, mentre sono più alte le performance per chi frequenta istituti tecnici e soprattutto licei, 78,1% per i primi e 82,5% per i secondi. Più alta, poi, rispetto alle altre province venete, anche l’iscrizione universitaria, complice la presenza a Verona di buoni corsi di laurea.
Sebbene, quindi, a Verona più persone prendono la laurea, rimane, comunque, molto da lavorare per raggiungere l’obiettivo europeo fissato, ovvero di innalzare la quota di giovani 30-34enni laureati ad almeno il 40% nei prossimi dieci anni: nel 2009 la percentuale veneta è pari al 17,3% mentre quella veronese al 20,4%.
La sostenibilità ambientale
Il tema della sostenibilità ambientale della Provincia di Verona può essere esaminato avendo riguardo alla gestione dei rifiuti e ai dati sulla qualità dell’aria.
Quanto ai rifiuti, i dati relativi al trend di aumento della raccolta differenziata su base provinciale testimoniano il superamento del limite del 50% posto come obiettivo dalla normativa nazionale per l’anno 2009 e il valore di 56,9% del 2010 si avvicina notevolmente alla soglia del 60% fissata come obiettivo per l’anno 2011. La situazione a livello comunale è abbastanza buona con quasi l’86% dei comuni sopra il 50% di raccolta differenziata.
Il PM10 viene monitorato tramite le centraline di rilevazione di Arpav poste in alcuni punti strategici e rappresentativi dei vari contesti ambientali. Dai dati raccolti nel 2010 emerge che la criticità legata a questo inquinante rimane piuttosto elevata. Un dato parzialmente confortante giunge, però, osservando il trend degli ultimi 3 anni: dal 2008 al 2010 infatti, il numero dei superamenti del tetto giornaliero previsto è diminuito in tutti i punti di rilevamento presi in esame.
L’agricoltura, nel corso degli anni, non soltanto ha modificato la propria struttura ma anche ha acquisito un ruolo plurifunzionale, cioè ha esteso i propri compiti da quello meramente produttivo a quelli più propriamente “territorializzati”, quali la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del paesaggio e del territorio, la conservazione della tradizioni locali e lo svolgimento di attività non propriamente agricole ma connesse con tale settore.
I primi dati provvisori del 6° Censimento dell’Agricoltura ci dicono che il numero delle aziende agricole veronesi è pari a 19.870 unità, in calo del 21,3% rispetto al 2000 e notevolmente al di sotto della media regionale (-32,3%) e nazionale (-32,2%). In questa provincia sono rappresentate il 16,5% delle aziende venete. La Superficie Agricola Utilizzata cala del 3,1%, facendo salire la superficie media per azienda a 8,7 ettari, superiore sia alla media regionale (6,7 ha) che a quella nazionale (7,9 ha).
In questa provincia si contano ben 15 delle 35 Dop e Igp presenti in Veneto, con una evidente specializzazione negli oli, grazie alla produzione dell’olio Garda, e nella preparazione di carni con denominazione.
La diversificazione delle attività per un imprenditore agricolo è ormai diventata una necessità, ecco perciò il fioccare di iniziative che assieme ad un aumento del reddito e della produttività per l’azienda, salvaguardano e valorizzano il territorio ed il capitale umano ivi risiedente, a partire dai farmers market, che rappresentano una particolare forma di commercializzazione dei prodotti agricoli e agro-alimentari: riducendo i passaggi del prodotto, accorciano la filiera e creano un circuito breve per la vendita diretta dal contadino/produttore all’acquirente/consumatore. Ne sono presenti ben 11 in tutto il territorio provinciale, oltre un quinto del totale regionale.
Le fattorie sociali e didattiche, invece, affiancano alla normale attività progetti a sfondo sociale. Questi generalmente trovano espressione in iniziative di tipo formativo verso persone in situazione di disagio, come detenuti e tossicodipendenti, anziani e disabili, ma anche di tipo didattico verso giovani studenti. Per il 2010 a Verona si contano 4 delle 12 fattorie sociali regionali e 27 delle 228 fattorie didattiche venete.
Nel 2009 in Veneto si sviluppa una rete di 10.706 km di strade principali sulle quali nel 2010 circolavano 3.837.998 veicoli, 746.416 dei quali nella provincia di Verona, corrispondenti a 81,1 ogni 100 residenti veronesi, con una crescita di circa 3 unità rispetto al 2002.
Nel 2009, in provincia di Verona, le auto rispondenti alla normativa di emissione di sostanze inquinanti “Euro4” ed “Euro 5” rappresentano il 37,5% del totale (contro 8,2% del 2005), mentre i mezzi pubblici del capoluogo hanno trasportato 144 viaggiatori per abitante (252 il dato veneto), valore in costante aumento negli ultimi anni.

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