Confcommercio Veneto: “Arroganza istituzionale. Siamo sbigottiti e indignati, niente federalismo con questi politici”

di admin
All’indomani delle dichiarazioni dell’assessore regionale Coppola sulle aperture domenicali.

“Un’arroganza da farci quasi rimpiangere il buon, vecchio centralismo: noi con questi dirigenti politici il federalismo non lo vogliamo”. Va giù duro il presidente di Confcommercio Veneto, Massimo Zanon, sulle dichiarazioni dell’assessore regionale Maria Luisa Coppola, intenzionata a dilatare le aperture domenicali dei negozi veneti portandole da 8 a 16 (ma non è escluso che si possa andare oltre le 20).
“Siamo sbigottiti e indignati – dichiara il presidente regionale di Confcommercio Veneto – Non si capacitiamo della miopia e della superbia politica di chi dovrebbe tutelare le imprese-servizio come i negozi di vicinato e invece le affossa creando squilibri nella distribuzione e compromettendo il territorio, distribuisce aperture come se piovesse (ma la crisi è crisi e i soldi delle famiglie non si moltiplicano la domenica), e soprattutto non accetta il confronto con le parti sociali. Venerdì ci sarà l’incontro con le categorie economiche, ma la sensazione è che sia già pronta la decisione da calare dall’alto. È così difficile fare politica in piena crisi che pare ce la mettano tutta per essere lasciati a casa la prossima volta”.
Confcommercio Veneto punta il dito verso una politica che, dal livello regionale a quello dei Comuni, sta viaggiando in una sola direzione: distruggere il vecchio modello distributivo per uno nuovo creando il deserto nelle periferie e nei centri storici, ovvero in quelle parti abitate delle città che, in quanto tali, senza negozi sono già diventate più buie, insicure, scomode. Senza contare che le aree dismesse diventano un costo per la comunità, sia in termini economici che sociali. “Non si può viaggiare su un solo binario e lasciar perdere l’altro – aggiunge Zanon – la società è fatta di equilibri; infrangerli è pericolosissimo”.
Tornando sulle domeniche, conclude puntualizzando che “Questo è solo uno dei capitoli in discussione. Non siamo contrari a lavorare la domenica – precisa – Chiediamoci però se ha un senso, se il rapporto costi/benefici dei piccoli negozi sia uguale a quello dei grandi centri. Il gioco non vale la candela, e non è solo una questione di domeniche: la piccola distribuzione paga il conto di un sistema distributivo sbilanciato, studiato più per far cassa che per il bene del consumatore (che invecchia e non ha più negozi sotto casa). Di questo farà le spese anche il turismo: un albergo centrale in un’area dismessa e senza vetrine non penso abbia un grande futuro”.

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