Banco Popolare: due pesi, molte liste e a pranzo: azioni!

di admin
La Capogruppo ha comunicato qualche giorno fa la lista che intende far votare alla prossima assemblea per il rinnovo degli organi sociali.

Un uomo col carisma di Fratta Pasini guida la lista e si spera che questo basti a garantire la governabilità ed il legame col territorio veronese. La “Banca Mutua” è la  banca che  ha saputo e dovuto  sistemare i guai  prodotti dalle altre popolari,  perché in  Italia c’è un bene superiore che va salvaguardato: la stabilità del sistema  finanziario. Tanti sono i guai di cui  la finanza italiana soffre che , quando qualcuno sta male,  si impone che  arrivi un altro a soccorrerlo. A volte  è utile,  altre volte  è contagiare gli organismi finanziariamente sani. Se ci  mettete in conto, poi, che  i risanati,  spesso fanno come le serpi in seno, un piccolo quadro di come va la finanza in Italia è delineato. Ma  torniamo al Banco, alle liste ed alle regole.  I soci del Banco si stanno organizzando per presentare altre liste. Probabilmente ce ne saranno più d’una in rappresentanza della vasta platea dei soci che quest’anno si troveranno per la prima volta a Novara.  Il cambio di sede assembleare è un  fatto storico, pur previsto da accordi pregressi,  ma che darà il via,  probabilmente, ad una nuova   stagione di assemblee circolanti e di  partecipazione societaria. I soci si aggregheranno in associazioni ed in  gruppi di pressione che porteranno evidentemente interessi personali, ma si spera, anche maggior trasparenza delle scelte, maggior condivisione, minor autoreferenzialità e tutto sommato un  piano  strategico più vicino al desiderio dei soci.  In questa nuova stagione ritorna  con  più forza il tema del diritto di voto ai dipendenti.  I vecchi dipendenti della Mutua  non l’hanno mai avuto, i dipendenti  del gruppo che provenivano dalla popolare di Novara e quella di Lodi  invece si. Due pesi,  mai giustificati ne giustificabili,  su cui pochi hanno avuto da che ridire, in specie le autorità. Se prima  era comprensibile in quanto i veronesi erano avvantaggiati  da avere la sede vicino al loro posto di lavoro (ma se Novara o Lodi si  fossero mantenute in  bonis ciò non sarebbe accaduto, e  quindi i dipendenti  ne avevano  indiretta  responsabilità)  non lo  è più ora che le assemblee  migrano. Che fare? Una soluzione,quella che a mio avviso  sarebbe più  salutare, è quella che  prevede di sterilizzare il diritto di voto di chi è  dipendente  fintantochè  riveste  tale ruolo, ma si sa, in Italia, come si fa negare un diritto che già c’è? Ed allora? Se non si  può togliere un diritto a qualcuno, allora bisogna darlo a tutti. Se poi ci  mettete che  gira voce che ai dipendenti  invece di dare il buono pasto sembra che ci sia una proposta di sostituire  questo costo  con azioni , allora a maggior ragione  ai dipendenti veronesi  deve essere ridato  il diritto di voto. Se il loro panino   sarà  qualche azione  senza il diritto di voto, è come mangiare i cibi senza sale! Certo è che  ora occorre scegliere. Il voto  o a tutti o a nessuno!  Questa delibera però dovrebbe essere assunta dai soci e non dall’organo amministrativo ( anche se pare che così sia possibile),   e dare il via ad una  nuova stagione  di  governo. Io propendo per evitare  altre commistioni di interessi che tra   i sindacati e  l’autoreferenzialità dei dirigenti, non fanno presagire che foschi sviluppi.

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